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19/9/2008
Ducati Hypermotard 1100S VS Aprilia
Dorsoduro: parco giochi da adulti!
di Fabio Caliendo
Divertimento! E’ su questo che desiderano fare leva
le supermotard. Se per voi non è un problema massacrare
letteralmente una ruota posteriore, ma anzi è la vostra
filosofia di motociclista, ecco quello che fa per voi.
Se le motard in effetti sono identificate come dei monocilindrici
leggerissimi e ultradivertenti, il filone dei Maxi-motard,
va a completare il quadro. Il perché è presto
detto: i primi non consentono grossi trasferimenti ed inoltre
soffrono i regimi costanti e vibrano parecchio, mentre i secondi
mettono una “pezza” ai difetti dei mono, sacrificando
naturalmente la leggerezza. Di Maxi-motard attualmente sul
mercato ce ne sono poche, e guarda caso, tutte europee. Ducati
Hypermotard, Aprilia Dorsoduro, BMW Megamoto, KTM Supermoto
e ci va vicino la Triumph con la Tiger. Viene da chiedersi
perché i giapponesi ancora non abbiano “coperto”
questo discreto segmento di mercato, quando vantano i motori
giusti per garantire questa tipologia di moto. Non resta che
attendere speranzosi.

Borgo Panigale vs Noale: questione
di... nome
C’è poco da fare, Ducati è Ducati. All’estero
è più apprezzata, e questo grazie al fatto che
è vincente nelle competizioni: Stoner in MotoGP e Bayliss
in Superbike in primis. Aprilia è carente in entrambe
le suddette categorie, anche se dall’anno prossimo tutti
gli appassionati attendono la RSV4. Siamo stati poi in entrambi
le città dove nascono queste meraviglie, ed in Romagna
si respira l’aria diversa. Non fatevi però ingannare
da questo, perché Aprilia ha vinto con il suo bicilindrico
450 e 550 nel mondiale Supermotard e vanta con il Gruppo Piaggio
un totale di 62 Titoli Mondiali. Non sono certo pochi.
Terreblanche vs Galluzzi: tondeggiante
o spigoloso
Due stili opposti quelli dei due designer. Il primo per la
Ducati, offre linee tendenti tondeggiante e morbido, sinuose
come quelle di una bella donna. Il secondo, per la Aprilia,
si è basato sullo spigolo vivo, aggressivo come uno
squalo. Per di più utilizza particolari diversi dal
solito, prima tra tutti la mascherina con la luce di posizione
a creare un sottile filo che si collega al fanale anabbagliante:
stupefacente. La rossa di Borgo Panigale però offre
l’idea delle frecce integrate nei paramani e degli specchietti
che escono da quest’ultimi: poco pratico, ma geniale!

Naked vs motard: il mix ricercato
A vederle da ferme, sicuramente si propenderebbe per la tipologia
dei motard, ma in sella le sensazioni cambiano. La Dorsoduro
è quella che di sicuro più si avvicina alla
posizione delle supermoto: manubrio alto e largo, sella elevata
da terra, fiancatine strette e gambe prossime ai 90°.
Caratteristica più stradale invece, il fatto che si
sta più “nella” moto rispetto alla Ducati.
La rossa invece sorprende perché ci rivela una posizione
nuova rispetto a ciò a cui siamo abituati. Si è
“sulla” moto, con il manubrio in basso che, per
quanto largo, porta a caricare l’avantreno Le gambe
sono più chiuse e nonostante la moto abbia una silhouette
invidiabile, tendono a stare larghe. Entrambe hanno un’imbottitura
dura il giusto per essere delle moto aggressive e che badano
molto al sodo.
I particolari fanno...le moto. Aprilia ad esempio ha le pedane
e le leve zigrinate, che a differenza della Hypermotard, sono
più professionali e mantengono il grip con il bagnato.
Ducati risponde però con delle leve al manubrio che
offrono una ergonomia superiore, a patto di fare attenzione
alla frizione: chi ha la guida motard, e tende dunque a spingere
la moto in piega dal manubrio tenendo le mani esterne a questo,
può schiacciarsi il dito tra paramano e frizione. Strumentazione
più racing poi per Ducati, più appagante all’occhio,
mentre Aprilia risponde con un profilo dei dischi a margherita,
decisamente più consono allo spirito aggressivo della
moto a “tuttospigolo”.
Difetto risolvibile della Dorsoduro, la fascia (obbligatoria
per legge) sulla sella dove “in teoria”, dovrebbe
reggersi il passeggero. Questa è proprio in posizione
del fondoschiena, e se si usa la moto con in pantaloni al
posto della tuta, da veramente fastidio. Continuando con i
difetti, Ducati è come se fosse senza specchietti retrovisori:
vuoi perché aperti si ingombra la carreggiata come
un camper, vuoi perché vibrano talmente tanto da distinguere
giusto le sagome degli oggetti alle nostre spalle.
Limite, se così possiamo chiamarlo di entrambe, il
calore che emanano motore e scarichi, in particolare per la
Aprilia, sulla quale un uovo poggiato sulla sella farebbe
presto a diventare alla coque.
In sella: divertimento italiano!
Veniamo al dunque: l’Hypermotard ha nelle vene il DNA
da corsa, mentre la Dorsoduro ha il sangue con i globuli rossi
che girano nelle vene con le braccia larghe ed il piede fuori!
Insomma sono quasi agli opposti. La rossa di Borgo Panigale
in questa versione S è veramente tanto professionale,
richiede mani esperte, mentre la bicilindrica di Noale risulta
più facile in qualsiasi circostanza.
L’Hypermotard
deriva dalle supersportive, c’è poco da fare:
l’avantreno caricato, sospensioni letteralmente di marmo
e freni incredibili. Il suono del bicilindrico è galvanizzante
e lo sfarfallio della frizione a secco è poesia per
il pilota. Tirata la frizione si scopre però un cambio
duro, anche se abbastanza preciso. Siamo comunque lontani
dagli standard giapponesi. L’Aprilia fa meglio dunque,
con innesti più precisi e privi di inpuntamenti. Capita
spesso con l’Hypermotard se non si va decisi con il
piede, di non scalare o peggio prendere la folle tra sesta
e quinta marcia. Aprilia ha il classico stacco della frizione
a cui tutti siamo abituati, burroso e modulabile, dove invece
la Ducati pecca, a causa della frizione a secco che richiede
un po’ di abitudine.
Lasciata la frizione la maneggevolezza è completamente
diverso: se Aprilia da l’idea di un giocattolino, perché
nei destra sinistra è fulminea e scende subito in piega,
Ducati invece va buttata giù di peso, o meglio, di
braccia spingendo sul manubrio. E’ dunque “legnosa”,
per poi scendere in piega e mantenere però una stabilità
da riferimento. La bicilindrica di Noale è aiutata
anche da sospensioni più morbide e che per taratura,
sono molto più vicine alla concezione del motard. Ducati,
con sospensioni più che a punto, mal digerisce l’asfalto
rovinato, e può mettere in difficoltà il pilota
meno esperto.

Per quanto riguarda il motore, anche se bicilindriche entrambe,
hanno carattere è diverso. La 1100S ha un’erogazione
molto più corposa (del resto la cubatura è superiore)
e sin dai bassi regimi porta fuori dalle curve. Attenzione
dunque in uscita, dove se piegati basta poco per innescare
una derapata in uscita, che comunque grazie alla sensibilità
del comando del gas, risulta sempre molto gestibile. La 750
invece conferma l’idea di un vasto uso di elettronica:
il motore reagisce diversamente infatti, in base alla marcia
inserita. La possibilità di scegliere la mappatura
però, è un plus non da poco e permette di “cucirsi”
addosso la tipologia di erogazione. La spinta si fa più
consistente verso i 4.500 giri per la Ducati, mentre la Dorsoduro
spinge 1.500 giri più tardi, allungando un filo di
più. La prima però, ha un sottocoppia che l’Aprilia
avvicina solo con la mappa S (la più sportiva).
Al momento di tirare i freni, riscopriamo nuovamente la differenza
tra le due. L’anteriore Ducati è impressionante,
con un dito pinzato all’anteriore si frena alla grande,
con due, ci si cappotta. Bisogna quindi prestare attenzione,
perché l’impianto è di quelli “tutto
e subito”, ed in un mm ci si gioca la frenata da panico
o il bloccaggio della ruota. Attenzione dunque, i meno esperti
potrebbero fare danni. Sul bagnato, scordatevi le altre dita,
l’indice è anche troppo. La Dorsoduro è
invece più “umana”: l’impianto non
prende subito come la Ducati, e consente dunque un approccio
ai freni più neutro, anche se quando si tira la leva
con forza la leva, la potenza arriva eccome. Questione di
gusti? Probabile, anche perché anche i freni posteriori
sono agli antipodi. L’Hypermotard rallenta meglio, è
più modulabile e meno aggressivo, al contrario dell’Aprilia,
che risulta molto più secco. Bisogna dire che con gli
stivali professionali su quest’ultima, occorre andarci
cauti.
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