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Testata giornalistica reg. n°207/2008 del 13/5/2008 c/o Tribunale di Roma
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  DUCATI vs APRILIA
 

19/9/2008
Ducati Hypermotard 1100S VS Aprilia Dorsoduro: parco giochi da adulti!
di Fabio Caliendo
Divertimento! E’ su questo che desiderano fare leva le supermotard. Se per voi non è un problema massacrare letteralmente una ruota posteriore, ma anzi è la vostra filosofia di motociclista, ecco quello che fa per voi.
Se le motard in effetti sono identificate come dei monocilindrici leggerissimi e ultradivertenti, il filone dei Maxi-motard, va a completare il quadro. Il perché è presto detto: i primi non consentono grossi trasferimenti ed inoltre soffrono i regimi costanti e vibrano parecchio, mentre i secondi mettono una “pezza” ai difetti dei mono, sacrificando naturalmente la leggerezza. Di Maxi-motard attualmente sul mercato ce ne sono poche, e guarda caso, tutte europee. Ducati Hypermotard, Aprilia Dorsoduro, BMW Megamoto, KTM Supermoto e ci va vicino la Triumph con la Tiger. Viene da chiedersi perché i giapponesi ancora non abbiano “coperto” questo discreto segmento di mercato, quando vantano i motori giusti per garantire questa tipologia di moto. Non resta che attendere speranzosi.

Borgo Panigale vs Noale: questione di... nome
C’è poco da fare, Ducati è Ducati. All’estero è più apprezzata, e questo grazie al fatto che è vincente nelle competizioni: Stoner in MotoGP e Bayliss in Superbike in primis. Aprilia è carente in entrambe le suddette categorie, anche se dall’anno prossimo tutti gli appassionati attendono la RSV4. Siamo stati poi in entrambi le città dove nascono queste meraviglie, ed in Romagna si respira l’aria diversa. Non fatevi però ingannare da questo, perché Aprilia ha vinto con il suo bicilindrico 450 e 550 nel mondiale Supermotard e vanta con il Gruppo Piaggio un totale di 62 Titoli Mondiali. Non sono certo pochi.

Terreblanche vs Galluzzi: tondeggiante o spigoloso
Due stili opposti quelli dei due designer. Il primo per la Ducati, offre linee tendenti tondeggiante e morbido, sinuose come quelle di una bella donna. Il secondo, per la Aprilia, si è basato sullo spigolo vivo, aggressivo come uno squalo. Per di più utilizza particolari diversi dal solito, prima tra tutti la mascherina con la luce di posizione a creare un sottile filo che si collega al fanale anabbagliante: stupefacente. La rossa di Borgo Panigale però offre l’idea delle frecce integrate nei paramani e degli specchietti che escono da quest’ultimi: poco pratico, ma geniale!

Naked vs motard: il mix ricercato
A vederle da ferme, sicuramente si propenderebbe per la tipologia dei motard, ma in sella le sensazioni cambiano. La Dorsoduro è quella che di sicuro più si avvicina alla posizione delle supermoto: manubrio alto e largo, sella elevata da terra, fiancatine strette e gambe prossime ai 90°. Caratteristica più stradale invece, il fatto che si sta più “nella” moto rispetto alla Ducati. La rossa invece sorprende perché ci rivela una posizione nuova rispetto a ciò a cui siamo abituati. Si è “sulla” moto, con il manubrio in basso che, per quanto largo, porta a caricare l’avantreno Le gambe sono più chiuse e nonostante la moto abbia una silhouette invidiabile, tendono a stare larghe. Entrambe hanno un’imbottitura dura il giusto per essere delle moto aggressive e che badano molto al sodo.
I particolari fanno...le moto. Aprilia ad esempio ha le pedane e le leve zigrinate, che a differenza della Hypermotard, sono più professionali e mantengono il grip con il bagnato. Ducati risponde però con delle leve al manubrio che offrono una ergonomia superiore, a patto di fare attenzione alla frizione: chi ha la guida motard, e tende dunque a spingere la moto in piega dal manubrio tenendo le mani esterne a questo, può schiacciarsi il dito tra paramano e frizione. Strumentazione più racing poi per Ducati, più appagante all’occhio, mentre Aprilia risponde con un profilo dei dischi a margherita, decisamente più consono allo spirito aggressivo della moto a “tuttospigolo”.
Difetto risolvibile della Dorsoduro, la fascia (obbligatoria per legge) sulla sella dove “in teoria”, dovrebbe reggersi il passeggero. Questa è proprio in posizione del fondoschiena, e se si usa la moto con in pantaloni al posto della tuta, da veramente fastidio. Continuando con i difetti, Ducati è come se fosse senza specchietti retrovisori: vuoi perché aperti si ingombra la carreggiata come un camper, vuoi perché vibrano talmente tanto da distinguere giusto le sagome degli oggetti alle nostre spalle.
Limite, se così possiamo chiamarlo di entrambe, il calore che emanano motore e scarichi, in particolare per la Aprilia, sulla quale un uovo poggiato sulla sella farebbe presto a diventare alla coque.

In sella: divertimento italiano!
Veniamo al dunque: l’Hypermotard ha nelle vene il DNA da corsa, mentre la Dorsoduro ha il sangue con i globuli rossi che girano nelle vene con le braccia larghe ed il piede fuori!
Insomma sono quasi agli opposti. La rossa di Borgo Panigale in questa versione S è veramente tanto professionale, richiede mani esperte, mentre la bicilindrica di Noale risulta più facile in qualsiasi circostanza.

L’Hypermotard deriva dalle supersportive, c’è poco da fare: l’avantreno caricato, sospensioni letteralmente di marmo e freni incredibili. Il suono del bicilindrico è galvanizzante e lo sfarfallio della frizione a secco è poesia per il pilota. Tirata la frizione si scopre però un cambio duro, anche se abbastanza preciso. Siamo comunque lontani dagli standard giapponesi. L’Aprilia fa meglio dunque, con innesti più precisi e privi di inpuntamenti. Capita spesso con l’Hypermotard se non si va decisi con il piede, di non scalare o peggio prendere la folle tra sesta e quinta marcia. Aprilia ha il classico stacco della frizione a cui tutti siamo abituati, burroso e modulabile, dove invece la Ducati pecca, a causa della frizione a secco che richiede un po’ di abitudine.

Lasciata la frizione la maneggevolezza è completamente diverso: se Aprilia da l’idea di un giocattolino, perché nei destra sinistra è fulminea e scende subito in piega, Ducati invece va buttata giù di peso, o meglio, di braccia spingendo sul manubrio. E’ dunque “legnosa”, per poi scendere in piega e mantenere però una stabilità da riferimento. La bicilindrica di Noale è aiutata anche da sospensioni più morbide e che per taratura, sono molto più vicine alla concezione del motard. Ducati, con sospensioni più che a punto, mal digerisce l’asfalto rovinato, e può mettere in difficoltà il pilota meno esperto.

Per quanto riguarda il motore, anche se bicilindriche entrambe, hanno carattere è diverso. La 1100S ha un’erogazione molto più corposa (del resto la cubatura è superiore) e sin dai bassi regimi porta fuori dalle curve. Attenzione dunque in uscita, dove se piegati basta poco per innescare una derapata in uscita, che comunque grazie alla sensibilità del comando del gas, risulta sempre molto gestibile. La 750 invece conferma l’idea di un vasto uso di elettronica: il motore reagisce diversamente infatti, in base alla marcia inserita. La possibilità di scegliere la mappatura però, è un plus non da poco e permette di “cucirsi” addosso la tipologia di erogazione. La spinta si fa più consistente verso i 4.500 giri per la Ducati, mentre la Dorsoduro spinge 1.500 giri più tardi, allungando un filo di più. La prima però, ha un sottocoppia che l’Aprilia avvicina solo con la mappa S (la più sportiva).

Al momento di tirare i freni, riscopriamo nuovamente la differenza tra le due. L’anteriore Ducati è impressionante, con un dito pinzato all’anteriore si frena alla grande, con due, ci si cappotta. Bisogna quindi prestare attenzione, perché l’impianto è di quelli “tutto e subito”, ed in un mm ci si gioca la frenata da panico o il bloccaggio della ruota. Attenzione dunque, i meno esperti potrebbero fare danni. Sul bagnato, scordatevi le altre dita, l’indice è anche troppo. La Dorsoduro è invece più “umana”: l’impianto non prende subito come la Ducati, e consente dunque un approccio ai freni più neutro, anche se quando si tira la leva con forza la leva, la potenza arriva eccome. Questione di gusti? Probabile, anche perché anche i freni posteriori sono agli antipodi. L’Hypermotard rallenta meglio, è più modulabile e meno aggressivo, al contrario dell’Aprilia, che risulta molto più secco. Bisogna dire che con gli stivali professionali su quest’ultima, occorre andarci cauti.


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