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26/11/2009
Ducati Hypermotard 1100 EVO ed EVO
SP: EVOluzione Rossa
di Caliendo Fabio
Quando ci sono in ballo moto italiane inevitabilmente
si parla di design esclusivo e motori emozionanti.
Quello che però distingue veramente una motocicletta
italiana da una moto non prodotta nel Bel Paese, è
avere, o meglio possedere un’anima.
Una moto italiana va capita, interpretata, guidata in maniera
differente. Se sono solitamente le giapponesi quelle facili
da capire e con le quali ci monti e vai forte e trovi il giusto
feeling sin dall’inizio, sono quelle europee, ed in
particolare le italiane, ad essere bisognose di qualche chilometro
in più di apprendistato.

Ducati è da sempre una moto che appartiene a quest’ultima
categoria. Come dicevamo poc’anzi, va capita, interpretata.
La Hypermotard l’abbiamo provata, l’abbiamo messa
in comparativa con la sua rivale italiana, la Aprilia Dorsoduro,
ed oggi è il momento di provare il modello 2010. Si
aggiunge la sigla EVO per la normale, ed EVO SP per quella
che era l’allora versione “S”. Sigla per
entrambe, che sta per evoluzione. Gli attuali clienti della
Hypermotard hanno chiesto ai tecnici di Borgo Panigale una
moto che fosse più leggera e con più cavalli.
E’ il caso di dirlo, sono stati accontentati.
Come sempre sono due le versioni, una dedicata all’utilizzo
prettamente stradale (EVO), ma che non disdegna certo la puntatina
in pista, ed una prettamente dedicata all’uso pista
(EVO SP), ma che può essere comunque utilizzata su
strada e divertire quanto, se non più della EVO standard.
Altra cosa da segnalare, il contratto per il 2010 con la Casa
di pneumatici Pirelli.
Ancora più curate
L’estetica non cambia, è sempre estremamente
personale ed è una via di mezzo tra un supermotard
ed una naked che tende alla tipologia delle funbike. Ora sono
ancora più curate, basta soltanto guardare la verniciatura
delle scocche per capire l’attenzione con cui è
costruita questa moto.
Rispetto a prima è decisamente più accattivante,
snella all’occhio grazie a dei particolari neri, e più
preziosa per merito di particolari in carbonio. La EVO ora
ha le fiancatine posteriori in carbonio che donano un tocco
racing alla moto. Guardando nel punto centrale la moto, si
nota come questa sia più snella, grazie ad una coppa
motore decisamente inferiore quanto a dimensioni. I comandi
elettrici sono d’ultima generazione Ducati, pratici
ma richiedono assuefazione. Cambia lo strumento, leggibile
ma più piccolino e con i numeri del contagiri un po’
troppo mignon. A snellire la moto poi, ci pensano dei sapienti
tocchi di colore nero che riguardano sempre per la EVO, le
forcelle.
Due le colorazioni: nero e rosso Ducati.

La EVO SP si differenzia dalla EVO (queste che citiamo si
aggiungono alla EVO) per il logo Ducati Corse sul becco anteriore,
le pinze Brembo che donano un look più racing, gli
steli forcella anch’essi neri, il manubrio dotato di
riser dal profilo più alto, la cover della ruota posteriore
(paraspruzzi) in carbonio, gli splider delle pedane di colore
rosso, le pedane del passeggero, il telaio posteriore e le
piastre di sterzo di colore nero. In sostanza una moto ancora
più cattiva nel suo essere e decisamente più
bella allo sguardo. Grazie poi a grafiche più che azzeccate,
non sfigurerebbe nel garage di qualche preparatore.
Due le colorazioni: bianco o rosso Ducati.
Solo pista, EVOluzione approvata!
Quanto in Ducati ci hanno comunicato che la prova si sarebbe
tenuta solo e soltanto in pista, lo ammettiamo, ci è
un po’ dispiaciuto. Se la EVO SP nasce per la pista,
non si può dire la stessa cosa della EVO. Quest’ultima
però, anche in circuito ci ha piacevolmente sorpresi.
Da puntualizzare che la EVO SP era dotata del kit racing,
con ECU e scarico completo griffato Termignoni, che offre
il 4% di potenza in più.

EVO: in pista diverte ed entusiasma
Sulla EVO riusciamo ad apprezzare di più l’evoluzione.
Vuoi perché la EVO SP comunque pesa meno (solo lo scarico
fa perdere diversi chili), ed ha comunque una preparazione
seppur piccola (scarico completo ed ECU), e dunque più
difficile da valutare rispetto al modello 2009.
In effetti ora la moto ha un handling molto più rapido.
Questo significa guidabilità. Nelle “esse”
è più veloce, negli ingressi in curva è
più sicura ed in uscita di curva fa più strada,
grazie oltre che al peso inferiore, ad un propulsore più
pronto, soprattutto ai medi, e che spinge comunque di più
rispetto a prima.
La ciclistica è buona, le sospensioni funzionano
bene. Le forcelle lavorano in maniera egregia e si sente cosa
succede sotto la ruota anteriore, ed il mono è buono,
anche se tende a far sedere la moto in accel erazione
(sicuramente con qualche click si otterrebbero ottimi risultati,
ma ricordiamo che la EVO nasce per la strada) e solo le pedane
risultano il più grosso limite. Queste infatti toccano
un po’ troppo facilmente se si piega troppo o comunque
si percorre la curva più veloci.
Le Pirelli Diablo Rosso sono sicuramente delle buonissime
gomme per divertirsi anche in pista (oltre che essere ottime
su strada normale), a patto di non esagerare. Vuoi per la
ciclistica non specialistica, vuoi per le gomme che tendono
a cedere dopo tre giri tirati, l’avantreno è
stabile ma se si forza più del dovuto tende ad essere
un po’ troppo nervoso.
Impeccabile la frenata, l’anteriore è potente
e modulabile, il posteriore fa il suo lavoro senza spiccare
particolarmente.
Una moto a punto, matura, ma che ci piacerebbe provare con
un angolo del cannotto di sterzo un filo più chiuso,
tanto per vedere se sparisce quella sensazione di sterzo che
tende a chiudere se si forza il ritmo.
EVO SP: fantastica e godibile
Si capisce subito che si è seduti sulla EVO SP. Basta
salire in sella per capire questo, visto che si è più
alti da terra ed il manubrio l’avvicina di più
al concetto di motard, visto che è più alto
grazie ai riser. Lo scarico tuona letteralmente, tanto da
far sembrare sin troppo silenziosa e muta (cosa assolutamente
falsa, il rombo Ducati è sempre presente!), la normale
EVO.
Il motore è più “libero” già
da fermi, il contagiri si illumina con più facilità.
EVO SP è semplicemente fantastica, richiede mani più
esperte ma in pista è naturalmente più godibile,
oltre ovviamente ad alzare notevolmente il limite della moto.
Il motore con il kit cambia, è veramente più
pronto e divora il nastro asfaltato, tanto da far sembrare
i primi tre rapporti troppo corti (sono invece uguali).

Oltre a questo gran motore poi, che ora sfiora i 100 CV,
la ciclistica permette veramente di osare di più. Le
forcelle scorrono a meraviglia, filtrano tutto e permettono
inserimenti più sicuri in curva e stabilità
fino al punto di corda. Il mono Ohlins è semplicemente
impeccabile, e si ha la sensazione di avere il posteriore
totalmente sotto controllo ed incollato a terra.
In staccata le forcelle lavorano bene, ma c’è
un po’ troppo trasferimento di carico, tanto che la
moto tende ad intraversare e richiede al pilota un lavoro
costante di “frizione in mano”. Non guasterebbe
l’antisaltellamento.
Parlando di staccata, l’impianto Brembo, con le pinze
monoblocco, sono il top in pista. La potenza è impressionante,
talmente tanta da dover fare forza con gambe e braccia per
non trovarsi sul serbatoio, come la costanza di rendimento.
Un impianto nato però per la pista, in strada, sicuramente
sarebbe troppo reattivo.
A centro curva dicevamo, si corre su un binario, e le Pirelli
Supercorsa SP sono semplicemente… incollate all’asfalto,
tanto che si può esagerare senza paura di sbattere
il muso per terra. Spalancando di più e con sicurezza
il gas, si tende ad appendersi al manubrione largo, fino a
provocare qualche sbacchettamento, che è da mettere
in conto (sempre controllabile). Si risolve portandosi come
dicono in gergo gli enduristi, “con le palle sul serbatoio”,
ma certo un ammortizzatore di sterzo non guasterebbe visto
anche il prezzo.
I destra sinistra, vengono letteralmente inghiottiti, grazie
alla leggerezza del mezzo, grazie soprattutto ai cerchi più
leggeri. Gran bel giocattolone per adulti!
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