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19/11/2008
Ducati 1198
S: una Superstock… di serie
In fondo al rettilineo il tachimetro
digitale si avvicina ai 260 Km/h: con un pilota migliore,
probabilmente, la Ducati 1198 S potrebbe superarli, ma non
c’è bisogno del nostro modesto apporto per dire
che l’ultima incarnazione della Superbike stradale di
Borgo Panigale va forte. Poco prima che rientrassimo in pista,
dopo aver finalmente capito da che parte girano le curve della
bellissima Portimao Troy Bayliss, dopo essersi fatto accorciare
le pedane per poter piegare un po’ di più, ha
fermato il cronometro in 1.48.480.

TEMPI DA PAURA - Tanto per dare un’idea
Brendan Roberts, il vincitore della Superstock in Portogallo
ha girato in 1.49.482, a 150,995 Km/h di media. Dunque la
1198 S che abbiamo fra le mani viaggia, e se va sul circuito
dell’Algarve – un cocktail micidiale di curve
in appoggio, senza, dossi, discese, curve in contropendenza
e curvoni da cuore in gola – andrà su qualsiasi
tracciato.
ASSETTO MORBIDO - Ma facciamo un passo indietro,
torniamo a quando abbiamo lasciato la frizione uscendo dai
box. La posizione di guida della 1198 S è quella classica
di tutte le Ducati supersportive: il serbatoio è stretto,
i mezzi manubri lontani. Sacrificata per uso stradale ma non
certo scomoda in pista. Inoltre Vittoriano Guareschi, il tester
di tutte le Rosse, per migliorare l’aderenza meccanica
dell’oggetto in questione, visto che l’asfalto
è piuttosto sporco, ha richiesto un assetto piuttosto
morbido sul posteriore.

Il risultato è che non sembra di stare seduti su di
una tavoletta. Le sospensioni Ohlins copiano perfettamente
l’asfalto e man mano che la pista si gomma (ci sono
ben sedici Ducati 1198 S in pista!) sparisce quella spiacevole
sensazione di sentir scivolare la gomma a centro curva.
RUOTA
IN ARIA - Per fortuna l’erogazione del motore
è assolutamente fantastica: praticamente si potrebbe
fare tutto in terza, se si volesse, perché il Testastretta
Evoluzione tira come una coppia di buoi. L’entrata in
coppia non è affatto brusca, ma complice il fatto che
la pista presenta degli scollinamenti che definire “accentuati”
è un eufemismo, non è difficile trovarsi con
la ruota anteriore sollevata da terra. Scenografico, forse,
ma poco produttivo e sicuramente non rassicurante.
Per fortuna i freni aiutano: quando si arriva giù
dalla collina alla curva 5, una sinistra che porta ad una
semicurva successive da affrontyare in accelerazione, bastano
due dita per far accucciare la 1198.
Nelle curve che seguono, la 7, la 8 e soprattutto la 9, si
apprezza la precisione di guida, anche se bisogna andarci
leggeri ad attaccarsi al manubrio perché le quote caratteristiche
di tutte le Ducati, imposte dal bicilindrico ad “L”
che non consente di adottare forcelloni lunghissimi, rendono
lo sterzo piuttosto reattivo.
Si ovvia all’inconveniente usando, spesso, una Marcia
in più, tanto il motore, che in alto spinge veramente
forte, come dicevamo in basso è un trattore ed anche
se non si è al regime ottimale, spinge sempre.
TRACTION
CONTROL - E quando si esagera ad aiutare arriva il
Traction Control: prima si accende una lucina sul cruscotto,
poi due ed infine tre prima della spia più grossa che
invita a parzializzare il gas. L’intervento del TC,
rispetto a quello montato sulla 1098 R è meno invasivo.
Non taglia, piuttosto smussa l’erogazione. Peccato però
che non si possa modificarlo mentre si è alla guida:
gli ingegneri della Ducati affermano, giustamente, che sarebbe
una distrazione, ma stiamo parlando di una moto da 22.000
Euro che non dovrebbe andare in mano ai ragazzini. Così
se si vuole passare dall’8 (il più invasivo)
all’1 (per gente come Bayliss e soci), bisogna fermarsi
e resettarlo da fermi. Si tratta, ovviamente, di una restrizione
del software e ci aspettiamo, magari, una versione modificata
che lasci maggiore libertà d’azione al pilota
perché, soprattutto per strada, sarebbe sicuramente
più utile averne il controllo totale, mentre in pista
sarebbe utile in caso di vistoso calo di aderenza degli pneumatici.

Ci vorrebbero sicuramente più di cinque turni da 15”
l’uno per capire a fondo il potenziale della 1198 S
e, forse, anche per chiarirci l’idea sulle traiettorie
di Portimao, che non sono affatto banali, ma complessivamente
questa Ducati ci è parsa la migliore della sua generazione,
forse perché ha perso alcune delle ruvidezze dei precedenti
modelli. Rimane comunque una moto per chi sa guidare perché
sentire l’avantreno alleggerirsi persino in rettilineo,
quando alla fase di compressione segue quello di scarico di
questa pista supercollinare, è una sensazione che va
metabolizzata.
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