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Testata giornalistica reg. n°207/2008 del 13/5/2008 c/o Tribunale di Roma
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  DUCATI 1198
 

19/11/2008
Ducati 1198 S: una Superstock… di serie
In fondo al rettilineo il tachimetro digitale si avvicina ai 260 Km/h: con un pilota migliore, probabilmente, la Ducati 1198 S potrebbe superarli, ma non c’è bisogno del nostro modesto apporto per dire che l’ultima incarnazione della Superbike stradale di Borgo Panigale va forte. Poco prima che rientrassimo in pista, dopo aver finalmente capito da che parte girano le curve della bellissima Portimao Troy Bayliss, dopo essersi fatto accorciare le pedane per poter piegare un po’ di più, ha fermato il cronometro in 1.48.480.

TEMPI DA PAURA - Tanto per dare un’idea Brendan Roberts, il vincitore della Superstock in Portogallo ha girato in 1.49.482, a 150,995 Km/h di media. Dunque la 1198 S che abbiamo fra le mani viaggia, e se va sul circuito dell’Algarve – un cocktail micidiale di curve in appoggio, senza, dossi, discese, curve in contropendenza e curvoni da cuore in gola – andrà su qualsiasi tracciato.

ASSETTO MORBIDO - Ma facciamo un passo indietro, torniamo a quando abbiamo lasciato la frizione uscendo dai box. La posizione di guida della 1198 S è quella classica di tutte le Ducati supersportive: il serbatoio è stretto, i mezzi manubri lontani. Sacrificata per uso stradale ma non certo scomoda in pista. Inoltre Vittoriano Guareschi, il tester di tutte le Rosse, per migliorare l’aderenza meccanica dell’oggetto in questione, visto che l’asfalto è piuttosto sporco, ha richiesto un assetto piuttosto morbido sul posteriore.

Il risultato è che non sembra di stare seduti su di una tavoletta. Le sospensioni Ohlins copiano perfettamente l’asfalto e man mano che la pista si gomma (ci sono ben sedici Ducati 1198 S in pista!) sparisce quella spiacevole sensazione di sentir scivolare la gomma a centro curva.

RUOTA IN ARIA - Per fortuna l’erogazione del motore è assolutamente fantastica: praticamente si potrebbe fare tutto in terza, se si volesse, perché il Testastretta Evoluzione tira come una coppia di buoi. L’entrata in coppia non è affatto brusca, ma complice il fatto che la pista presenta degli scollinamenti che definire “accentuati” è un eufemismo, non è difficile trovarsi con la ruota anteriore sollevata da terra. Scenografico, forse, ma poco produttivo e sicuramente non rassicurante.

Per fortuna i freni aiutano: quando si arriva giù dalla collina alla curva 5, una sinistra che porta ad una semicurva successive da affrontyare in accelerazione, bastano due dita per far accucciare la 1198.

Nelle curve che seguono, la 7, la 8 e soprattutto la 9, si apprezza la precisione di guida, anche se bisogna andarci leggeri ad attaccarsi al manubrio perché le quote caratteristiche di tutte le Ducati, imposte dal bicilindrico ad “L” che non consente di adottare forcelloni lunghissimi, rendono lo sterzo piuttosto reattivo.

Si ovvia all’inconveniente usando, spesso, una Marcia in più, tanto il motore, che in alto spinge veramente forte, come dicevamo in basso è un trattore ed anche se non si è al regime ottimale, spinge sempre.

TRACTION CONTROL - E quando si esagera ad aiutare arriva il Traction Control: prima si accende una lucina sul cruscotto, poi due ed infine tre prima della spia più grossa che invita a parzializzare il gas. L’intervento del TC, rispetto a quello montato sulla 1098 R è meno invasivo. Non taglia, piuttosto smussa l’erogazione. Peccato però che non si possa modificarlo mentre si è alla guida: gli ingegneri della Ducati affermano, giustamente, che sarebbe una distrazione, ma stiamo parlando di una moto da 22.000 Euro che non dovrebbe andare in mano ai ragazzini. Così se si vuole passare dall’8 (il più invasivo) all’1 (per gente come Bayliss e soci), bisogna fermarsi e resettarlo da fermi. Si tratta, ovviamente, di una restrizione del software e ci aspettiamo, magari, una versione modificata che lasci maggiore libertà d’azione al pilota perché, soprattutto per strada, sarebbe sicuramente più utile averne il controllo totale, mentre in pista sarebbe utile in caso di vistoso calo di aderenza degli pneumatici.

Ci vorrebbero sicuramente più di cinque turni da 15” l’uno per capire a fondo il potenziale della 1198 S e, forse, anche per chiarirci l’idea sulle traiettorie di Portimao, che non sono affatto banali, ma complessivamente questa Ducati ci è parsa la migliore della sua generazione, forse perché ha perso alcune delle ruvidezze dei precedenti modelli. Rimane comunque una moto per chi sa guidare perché sentire l’avantreno alleggerirsi persino in rettilineo, quando alla fase di compressione segue quello di scarico di questa pista supercollinare, è una sensazione che va metabolizzata.

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