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Testata giornalistica reg. n°207/2008 del 13/5/2008 c/o Tribunale di Roma
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  BMW F800GS e F650GS
 

13/3/2008
F800GS e F650GS: il diavolo e l’acqua santa
di Fabio Caliendo
Quante volte abbiamo sentito questa frase, il diavolo e l’acqua santa. In questa prova il primo sta per la GS800 e la seconda per la “piccola” di casa BMW.
Il settore è quello dell’enduro, o meglio delle dual-sport, moto con le quali è possibile fare di tutto. Mezzi che non si fermano davanti a nulla, asfalto, terreno, divorano tutto: si fermano solo per fare benzina. BMW Motorrad va a “tappare” un vero buco nel mercato, non lo fa con dello stucco, ma con del cemento armato.

800

Le moto che hanno fatto la storia degli anni ’80, fino a metà anni ’90 sono praticamente sparite. Le bicilindriche divora chilometri di medio-alta cilindrata come l’Africa Twin, il Super Tenerè, sono state mandate tristemente in pensione e senza degne sostitute. Se per la 800 possiamo azzardare un paragone con la Honda Transalp 700 o l’esagerata KTM 990 Adventure, per la 650, fatichiamo a trovare qualcosa di simile, perché le medie cilindrate sono tutte monocilindriche. Il mercato richiede una enduro con la quale si possa viaggiare e fare sterrato senza problemi e BMW risponde, come sempre, dimostrando di essere avanti e soprattutto di fare ciò che le donne chiedono da millenni agli uomini: saper “ascoltare”, in questo caso le esigenze dei motociclisti. Si apre quindi una nuova partita a carte che vede la Casa di Monaco con un poker d’assi: R1200GS, R1200GS Adventure, F800GS ed F650GS.
Le altre case per ora passano, speriamo non per molto, è triste giocare da soli!

650

Si gioca al freddo
Splendido scenario della presentazione, la patria del Chianti, la Toscana. Siamo a Montaione, a due passi da Certaldo, dove a settembre vi abbiamo raccontato del caldissimo Nakedfest. Veniamo da un week-end estivo, dove con la sola tuta indossata abbiamo sudato le prime gocce del 2008. Mai e poi mai ci saremmo aspettati un gelo del genere: mentre l’Italia è stretta nella morsa del freddo e voi siete in ufficio al calduccio, noi proviamo le moto per voi!
Apripista d’eccezione, una faccia che abbiamo già incontrato: il “Dakariano” direttore tecnico della BMW Motorrad GS Academy, Beppe Gualini. Iniziamo a scaldarci con la 650 nella mattinata, per poi passare alla 800 nel pomeriggio, a stomaco pieno.

Mattinata con l’acqua santa: F650GS
Prima di salire in sella, giriamo la chiave e notiamo i gradi che segna lo strumento della moto: due... fa un freddo boia! Guardiamo la moto da fermi: è attraente con quel becco a papero. E’ grande a livello di struttura per essere una sei e mezzo. La vecchia e piccola mono va in pensione in favore di una moto decisamente più “grande”, in tutti i sensi. Accesa la moto al minimo, il rumore è accattivante e fa strano non udire la classica pistonata del mono Rotax. Saliamo in sella e rimaniamo sconvolti da quanto sia...bassa. La ricerca dei tecnici BMW si propone come una moto facile, urbana si, ma che possa affrontare del turismo a medio raggio e qualche strada bianca. L’utenza femminile è così accontentata, non servirà più cercare un marciapiedi per fermarsi o temere la fine dell’asfalto quando si mette il piede a terra.

Partiamo alla volta di S.Giminiano, con la speranza che l’asfalto non sia troppo freddo e condizionare così la prova. Niente di più sbagliato, perché la Giessina non teme nulla! Senza accorgercene buttiamo la moto in piega con una precisione che non ricordiamo su altri mezzi della stessa fascia. Il merito è del telaio che dona tanta stabilità e che ovviamente però, richiede forza nei cambi di direzione ed in questo aiuta il manubrio largo che funge da leva. Le sospensioni sono tarate veramente bene, la moto non affonda in frenata (questa è potente e modulabile) e in curva fanno “sentire” cosa sta succedendo. La forcella è impeccabile, progressiva e dona sicurezza. La stabilità è perfetta quindi grazie alla simbiosi forcelle-ruota da 19. Il mono fa il suo dovere e non subisce schiacciamenti in accelerazione grazie al motore estremamente progressivo.

Il propulsore è veramente una goduria. L’erogazione è piena sin dai bassi regimi e non mette mai il pilota in difficoltà. Anche in altro, sopra i 5/6.000 giri al minuto quando arriva la potenza, tutto è gestibile. In sesta, la ripresa da 60 Km/h è veramente buona per la cilindrata. A tanta pastosità e progressione corrisponde un perfetto funzionamento del cambio e della frizione che abbiamo modo di apprezzare nel traffico della località turistica di S.Giminiano.
Usciti dal paese e con un bel tè caldo che ci scalda lo stomaco, proviamo ad alzare il ritmo. Ecco che la luce a terra della F650GS diventa un problema: iniziamo con lo strisciare le pedane e quando successivamente tocchiamo il cavalletto in piega, con la moto che si scompone perché si impunta, decidiamo di calare il ritmo. I primi fiocchi di neve iniziano a cadere, creando un ambiente ovattato e portandoci a forzare meno la piega. In alto, sulle colline, le folate di vento a intermittenza ci spostano di un metro verso sinistra ogni volta. La Giessina non si lamenta di nulla, portandoci a chiudere i quasi 100 Km della prova pienamente soddisfatti. Finalmente è l’ora di prendere calore nel ristorante.

Pomeriggio con il diavolo: F800GS
Siamo a pranzo e mentre mangiamo una bistecca di manzo ai ferri in cerca di energie, scambiamo due chiacchiere con Beppe Gualini, che di Dakar ne ha corse quasi una dozzina. “La moto va veramente gran bene, vedrai che non rimpiangerai il motore della 1200 in off. Sullo sterrato è divertente. Invita a giocarci di brutto, perché dopo cinque minuti ti sembra di averla guidata da sempre”. Chiedo a Beppe se il peso e il serbatoio posto sotto la sella non interferisca nell’off: “Ma stai scherzando? Questa moto ha un equilibrio fantastico, pota – eccolo il bergamasco che è in lui – vedrai adesso che andiamo sul terreno in mezzo ai canali!”.

E così dopo aver cambiato gli stivali ci avviciniamo alla moto. E’ equipaggiata con le Metzler Karoo, un tassellato che rappresenta un buon compromesso tra asfalto ed offroad. La moto così allestita è veramente bella da vedere. Rispetto alla 650 è molto più alta. Sono stati tolti i gommini dalle pedane ed alzata la leva del cambio. La sella è la stessa, ma le gambe sono ora meno raccolte. Questo fa si che si possa passare dalla guida seduta a quella in piedi in un attimo. Il motore anche dando gas da fermo è molto più reattivo e sembra incredibile come i tecnici siano riusciti ad imitare il sound del boxer! Cupo, gutturale, una voce potente. Inserita la prima e lasciata la morbida e modulabile frizione ci allontaniamo dal ristorante già in piedi sulle pedane. Il tassello ci fa sentire dei veri enduristi anche se siamo ancora su asfalto. Asfalto, è proprio qui l’unico problema della prova. Con le Karoo si va bene certo, ma ci riserviamo di provarla con delle gomme più da entro che da fuoristrada, prima di emettere un giudizio sul “bitume”.

Quello che è sicuro è che comunque la moto è stabile, dona sicurezza. Scende in piega in maniera omogenea e tiene la traiettoria impostata. Le sospensioni sono veramente tarate ad hoc, assorbono bene le imperfezioni della strada, digeriscono le buche e sono davvero scorrevoli. Lavorano bene e per quanto si possano mettere alla frusta con il tassellato, ci soddisfano appieno. La frenata anteriore non è proporzionata allo sforzo alla leva. Sulle prime la decelerazione è scarsa. Strizzata un po’ di più la leva la potenza arriva; nulla di negativo, solo un impianto studiato per effettuare anche del fuoristrada.
Il motore gira veramente bene ed è privo di strappi anche ai bassi. La rapportatura del cambio è perfetta (la corsa della leva è un pochino lunga, cosa che non si avverte con gli stivali specialistici) e grazie a dei bassi più corposi rispetto alla F800S si va a spasso senza dover stare con la frizione in mano e scalare una marcia per effettuare un sorpasso. La spinta si fa più vigorosa a metà regime. E’ proprio qui che tra i 5.000 e i 5.500 giri il motore ha una leggera esitazione prima di spingere con vigore. Da questo regime in poi, aumentano le vibrazioni a sella e successivamente a manubrio e a pedane. Proprio a 5.000 si è a 130 Km\h di strumento in sesta marcia.

Quelli che la domenica... si infangano!
Mentre ci godiamo il paesaggio della Toscana su asfalto e le meravigliose doti della F800GS, il maestro Gualini mette una freccia e si ferma: “Ragazzi, togliete l’ABS che andiamo a far fuoristrada”. Era ora! Disattivato l’ABS al manubrio siamo finalmente con le ruote nel terreno. In piedi sulle pedane dominiamo le colline toscane belli alti, come fossimo a cavallo. Niente ci fa più paura, perché la GS non si ferma davanti a nulla. Lo sterrato duro e ghiaioso scorre così sotto le nostre ruote e abbiamo un senso di sicurezza e di dominare la situazione infinito! I traversi sul ghiaione si sprecano e anche con una marcia in più la moto porta via, sono solo delle folate che secondo Beppe sono prossime ai 100 orari a disturbarci la guida: andiamo dritti, ma la moto è inclinata! Prima della curva, in frenata, apprezziamo i freni che non mordono subito, ma rallentano la moto senza sentire lo sterzo che chiude (ecco spiegato il perché i freni anteriori non sono così aggressivi a meno che lo si voglia).

Attraversiamo un podere, e ci troviamo così su uno sterrato argillosa con canali ai lati. Le sospensioni fanno sentire cosa sta succedendo sotto le ruote e sostengono bene quando si passa da una canale all’altro o si entra in una buca senza un fine corsa. Ci togliamo lo sfizio di un piccolo salto, senza che queste tamponino e ci infiliamo nelle pozzanghere con fiducia, come bambini felici di infangarci per la gioia della lavatrice. Arriviamo al campo scuola della GS Academy, dove aggrediamo salite e discese, su e giù, con una voglia infinita di giocare. Lasciato il campo, mentre aspettiamo con Beppe gli altri ad un bivio, inizia a fioccare neve. “Siamo nel fango, cosa vuoi che sia un po’ di neve, è il bello dell’enduro, non ti fermi mai e ti diverti sempre!”. Parola di Gualini e se lo dice lui, ci fidiamo. Mettiamo la prima e ci lanciamo alla conquista della prossima collina, nemmeno fossimo in Vietnam. Beppe ha ragione, abbiamo confidenza con la moto, ci sembra di portarla da sempre. Via quindi a coreografiche derapate, inversioni con ruota posteriore bloccata ed alcuni passaggi effettuati senza nemmeno stare in piedi ne tanto meno mettendo un piede a terra, fantastico. Il guado ci bagna i piedi e il fango si attacca, fa nulla: il divertimento è questo.
Proprio sul più bello, dobbiamo tornare. Imbocchiamo nuovamente l’asfalto e grazie alla sicurezza acquisita giochiamo ancora di più con questo “diavolo” meraviglioso di GS. Ci è piaciuta davvero tanto, se dovessimo scegliere una moto per farci tutto, siamo certi che busseremo alle porte del concessionario BMW.

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