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Testata giornalistica reg. n°207/2008 del 13/5/2008 c/o Tribunale di Roma
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  YAMAHA XT 660 Z Ténéré
 

19/5/2008
Yamaha XT 660 Z Ténéré: la sabbia nelle vene
di Fabio Caliendo
“Ho sognato di salire a cavallo, caricarlo con uno bisaccia bella grande con tanto di tenda legata sulla sella, salire in sella e dopo aver provveduto ai suoi bisogni girare per giorni e giorni, senza meta, sicuro di essere portato dove desidera la mia fantasia... nulla potrà fermarmi!”.
Un cavallo di razza che però non beve acqua e che respira dall’airbox...è ciò che ci è venuto in mente dopo essere scesi da questa meravigliosa moto. Una monocilindrica che non si ferma davanti a nulla. Mangia l’asfalto, il terreno e non si ferma mai. Ténéré è sempre stata sinonimo di fascino, caratteristica che ritroviamo su questa nuova nata di Casa Yamaha. L’appeal dell’enduro sta tornando fortemente, ed in un mercato dove la BMW R1200GS la fa da padrone, serviva qualcosa di una cilindrata più piccola che tutti si potessero permettere. Il mono poi ha sempre avuto diversi estimatori, che non badano a qualche vibrazione in più, ma alla coppia che pulsa ai bassi regimi e perché no, a quella “pistonata” classica che fa pensare che la moto sia “viva”, che abbia un’anima!

Salto in groppa
Alta, altissima sin da ferma, con quel cupolino che fa tanto moto da deserto. Parcheggiata tra le altre moto, spicca come l’albero maestro della nave, con quella vela grande che qui è occupata dal gruppo ottico e dal plexiglass del cupolino. Salire in sella e toccare con i piedi il terreno richiede la gamba lunga. I piloti che non passano il metro e settantacinque dovranno utilizzare il famoso metodo della “chiappetta fuori”, come si faceva con le XR600 e le TT600 negli anni ’80: il sedere deve scorrere sulla sella all’esterno per guadagnare quei cm essenziali per non cappottarsi da fermi! Il peso poi c’è e fare le manovre non toccando bene è difficoltoso. Attenzione poi al cavalletto a molla che torna su subito. Quanto al passeggero, sta ancora più in alto, anche se ad esso è riservato una buona porzione di sella, due bei maniglioni e pedane comode (quest’ultime imbullonate per poter essere tolte nell’uso in offroad).

Alla ricerca dello sterrato
Accesa la moto, borbotta silenziosa. Tirata la frizione, un po’ duretta ma davvero modulabile, si inserisce la prima...e via, alla scoperta dell’ignoto. I Km si divorano, grazie ad una posizione di guida davvero azzeccata. La schiena è rilassata, le braccia poggiano sul bel manubrio con il traversino imbullonato e le gambe sono a novanta gradi, difficile chiedere di meglio.
Stiamo lasciando la città e apprezziamo l’ampio raggio di sterzo che permette qualsiasi tipo di manovra e le sospensioni che filtrano qualsiasi cosa accada sotto le ruote.
Entriamo in autostrada, a 130 Km/h siamo sui 5.000 giri/min e cupolino e serbatoione riparano il pilota dall’aria. Leggerissime turbolenze infastidiscono con il casco da enduro, ma siamo pur sempre in velocità. Superare il limite del codice è un attimo, visto che il motore è in coppia e spinge fino a 7.500 giri quando interviene il limitatore. Certo le vibrazioni dopo i 6.000 iniziano a diventare fastidiose, prima alla sella e poi su manubrio e pedane. La sensazione è che lo sterzo si alleggerisca, ma tutto rimane sotto controllo, ricordiamo poi che siamo pur sempre a quasi a due metri da terra...

Verso la montagna
Lasciata l’autostrada ci immettiamo sulle statali, dove la Ténéré si comporta egregiamente. Solida, sicura. Il cambio è veramente impeccabile, anche se maltrattato, offre innesti precisi e sicuri. Il motore spinge bene e dai 2.000 giri in poi non rifiuta nemmeno se si spalanca il gas. Il sottocoppia è decisamente buono e permette la guida morbida snocciolando le marce una dietro l’altra. Certo i sorpassi, visto il peso della moto, vanno studiati se si è in velocità, perché il peso c’è e i CV non sono moltissimi. Si sfrutta quindi la coppia, tra i 4.500 e i 6.000 giri indicati.

Via verso la montagna, lasciamo la statale per buttarci tra le curve da 50/100 orari. La moto va guidata di forza, facendo leva sul manubrio e spingendo sulle pedane. Le soddisfazioni non sono poche, infatti nonostante le gomme non certo stradali si fanno discrete pieghe. Nelle curve lunghe la ruota da 21” dà sicurezza, a patto di non esagerare, perché poi si tende ad allargare. Le sospensioni lavorano bene, sono scorrevoli e offrono una buona taratura. Nei curvoni ovviamente la moto “galleggia”, ma la garanzia della tenuta di strada rimane sempre nei limiti della sicurezza, basta farci l’abitudine. Il freno motore non infastidisce se non per la prima e la seconda marcia, comunque più corte rispetto alle altre tre, perché a frenare la moto ci pensa un doppio disco anteriore con una modulabilità da riferimento, e che all’occorrenza mostra i denti quando bisogna frenare forte. La moto non si scompone moltissimo, a patto di non scalare le marce in maniera nervosa. Per i malati dello sterrato e quindi del traverso, la sensazione di ingresso in curva è simile: chi è abituato ad inserire la moto con il posteriore che scivola nelle curve...beh, questo è possibile anche su asfalto con un ampio margine di controllo.

Maiali nel fango
Arrivati in cima, comunque riposati visto la facilità di guida della moto, adocchiamo qualche stradina sterrata che fa per noi. In quota c’è ancora un po’ di neve e le gomme non tassellate ci consigliano di non esagerare. Se pensate di farci le mulattiere, meglio cambiare moto, ma se vi accontentate (si fa per dire) di qualche bel traverso da terza quarta, la Ténéré è la moto che fa per voi. Stando seduti in sella la moto si fatica a controllarla, visto che questa è piuttosto scavata, ma come vuole la scuola enduro, in piedi sulle pedane si ha una diversa sensazione. Il serbatoio nel punto dove si stringono le gambe è abbastanza snello e le pedane permettono di spingere bene “mettendo” il peso del corpo nei punti dove è richiesto. Ci si muove bene quindi, non si ha la sensazione d’impaccio. E così via a pennellare le curve con il gas in mano! Dei riser al manubrio sarebbero perfetti. Come dicevamo, nello stretto si fatica un po’, e richiede un pilota smaliziato. Le sospensioni incassano bene qualsiasi cosa senza problemi. Per quanto riguarda i freni, si conferma l’anteriore decisamente modulabile. Il freno posteriore invece, se ci era sembrato impeccabile su strada, qui mostra qualche piccolo problema quanto a modulabilità: è facile che si blocchi, anche se una gomma tassellata magari aiuterebbe.

Peccato dover tornare alla base, la Ténéré invita a consumare benzina senza stare a pensare agli orari dei pasti. La moto piace, diverte, e quindi le altre esigenze passano in secondo piano. A proposito di consumi, siamo sui 17/18 km/l a fine giornata, non male visto il peso.
Ricordiamo inoltre che sono già disponibili un’infinità di accessori, dalle borse laterali al cavalletto centrale, dalle marmitte, alle varie protezioni come paramani, griglia per il faro, paramotore e tutto ciò che possa far diventare la Ténéré una moto indistruttibile. Se poi parliamo del prezzo, visto la qualità del mezzo e le dotazioni di categoria superiore...ci chiediamo perché non averne una nel box.
Siete pronti per andare in Africa?

 

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