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19/5/2008
Yamaha XT 660 Z Ténéré:
la sabbia nelle vene
di Fabio Caliendo
“Ho sognato di salire a cavallo, caricarlo con uno bisaccia
bella grande con tanto di tenda legata sulla sella, salire
in sella e dopo aver provveduto ai suoi bisogni girare per
giorni e giorni, senza meta, sicuro di essere portato dove
desidera la mia fantasia... nulla potrà fermarmi!”.
Un cavallo di razza che però non beve acqua e che respira
dall’airbox...è ciò che ci è venuto
in mente dopo essere scesi da questa meravigliosa moto. Una
monocilindrica che non si ferma davanti a nulla. Mangia l’asfalto,
il terreno e non si ferma mai. Ténéré
è sempre stata sinonimo di fascino, caratteristica
che ritroviamo su questa nuova nata di Casa Yamaha. L’appeal
dell’enduro sta tornando fortemente, ed in un mercato
dove la BMW R1200GS la fa da padrone, serviva qualcosa di
una cilindrata più piccola che tutti si potessero permettere.
Il mono poi ha sempre avuto diversi estimatori, che non badano
a qualche vibrazione in più, ma alla coppia che pulsa
ai bassi regimi e perché no, a quella “pistonata”
classica che fa pensare che la moto sia “viva”,
che abbia un’anima!

Salto in groppa
Alta, altissima sin da ferma, con quel cupolino che fa tanto
moto da deserto. Parcheggiata tra le altre moto, spicca come
l’albero maestro della nave, con quella vela grande
che qui è occupata dal gruppo ottico e dal plexiglass
del cupolino. Salire in sella e toccare con i piedi il terreno
richiede la gamba lunga. I piloti che non passano il metro
e settantacinque dovranno utilizzare il famoso metodo della
“chiappetta fuori”, come si faceva con le XR600
e le TT600 negli anni ’80: il sedere deve scorrere sulla
sella all’esterno per guadagnare quei cm essenziali
per non cappottarsi da fermi! Il peso poi c’è
e fare le manovre non toccando bene è difficoltoso.
Attenzione poi al cavalletto a molla che torna su subito.
Quanto al passeggero, sta ancora più in alto, anche
se ad esso è riservato una buona porzione di sella,
due bei maniglioni e pedane comode (quest’ultime imbullonate
per poter essere tolte nell’uso in offroad).

Alla ricerca dello sterrato
Accesa la moto, borbotta silenziosa. Tirata la frizione, un
po’ duretta ma davvero modulabile, si inserisce la prima...e
via, alla scoperta dell’ignoto. I Km si divorano, grazie
ad una posizione di guida davvero azzeccata. La schiena è
rilassata, le braccia poggiano sul bel manubrio con il traversino
imbullonato e le gambe sono a novanta gradi, difficile chiedere
di meglio.
Stiamo lasciando la città e apprezziamo l’ampio
raggio di sterzo che permette qualsiasi tipo di manovra e
le sospensioni che filtrano qualsiasi cosa accada sotto le
ruote.
Entriamo in autostrada, a 130 Km/h siamo sui 5.000 giri/min
e cupolino e serbatoione riparano il pilota dall’aria.
Leggerissime turbolenze infastidiscono con il casco da enduro,
ma siamo pur sempre in velocità. Superare il limite
del codice è un attimo, visto che il motore è
in coppia e spinge fino a 7.500 giri quando interviene il
limitatore. Certo le vibrazioni dopo i 6.000 iniziano a diventare
fastidiose, prima alla sella e poi su manubrio e pedane. La
sensazione è che lo sterzo si alleggerisca, ma tutto
rimane sotto controllo, ricordiamo poi che siamo pur sempre
a quasi a due metri da terra...
Verso la montagna
Lasciata l’autostrada ci immettiamo sulle statali, dove
la Ténéré si comporta egregiamente. Solida,
sicura. Il cambio è veramente impeccabile, anche se
maltrattato, offre innesti precisi e sicuri. Il motore spinge
bene e dai 2.000 giri in poi non rifiuta nemmeno se si spalanca
il gas. Il sottocoppia è decisamente buono e permette
la guida morbida snocciolando le marce una dietro l’altra.
Certo i sorpassi, visto il peso della moto, vanno studiati
se si è in velocità, perché il peso c’è
e i CV non sono moltissimi. Si sfrutta quindi la coppia, tra
i 4.500 e i 6.000 giri indicati.

Via verso la montagna, lasciamo la statale per buttarci tra
le curve da 50/100 orari. La moto va guidata di forza, facendo
leva sul manubrio e spingendo sulle pedane. Le soddisfazioni
non sono poche, infatti nonostante le gomme non certo stradali
si fanno discrete pieghe. Nelle curve lunghe la ruota da 21”
dà sicurezza, a patto di non esagerare, perché
poi si tende ad allargare. Le sospensioni lavorano bene, sono
scorrevoli e offrono una buona taratura. Nei curvoni ovviamente
la moto “galleggia”, ma la garanzia della tenuta
di strada rimane sempre nei limiti della sicurezza, basta
farci l’abitudine. Il freno motore non infastidisce
se non per la prima e la seconda marcia, comunque più
corte rispetto alle altre tre, perché a frenare la
moto ci pensa un doppio disco anteriore con una modulabilità
da riferimento, e che all’occorrenza mostra i denti
quando bisogna frenare forte. La moto non si scompone moltissimo,
a patto di non scalare le marce in maniera nervosa. Per i
malati dello sterrato e quindi del traverso, la sensazione
di ingresso in curva è simile: chi è abituato
ad inserire la moto con il posteriore che scivola nelle curve...beh,
questo è possibile anche su asfalto con un ampio margine
di controllo.
Maiali
nel fango
Arrivati in cima, comunque riposati visto la facilità
di guida della moto, adocchiamo qualche stradina sterrata
che fa per noi. In quota c’è ancora un po’
di neve e le gomme non tassellate ci consigliano di non esagerare.
Se pensate di farci le mulattiere, meglio cambiare moto, ma
se vi accontentate (si fa per dire) di qualche bel traverso
da terza quarta, la Ténéré è la
moto che fa per voi. Stando seduti in sella la moto si fatica
a controllarla, visto che questa è piuttosto scavata,
ma come vuole la scuola enduro, in piedi sulle pedane si ha
una diversa sensazione. Il serbatoio nel punto dove si stringono
le gambe è abbastanza snello e le pedane permettono
di spingere bene “mettendo” il peso del corpo
nei punti dove è richiesto. Ci si muove bene quindi,
non si ha la sensazione d’impaccio. E così via
a pennellare le curve con il gas in mano! Dei riser al manubrio
sarebbero perfetti. Come dicevamo, nello stretto si fatica
un po’, e richiede un pilota smaliziato. Le sospensioni
incassano bene qualsiasi cosa senza problemi. Per quanto riguarda
i freni, si conferma l’anteriore decisamente modulabile.
Il freno posteriore invece, se ci era sembrato impeccabile
su strada, qui mostra qualche piccolo problema quanto a modulabilità:
è facile che si blocchi, anche se una gomma tassellata
magari aiuterebbe.
Peccato dover tornare alla base, la Ténéré
invita a consumare benzina senza stare a pensare agli orari
dei pasti. La moto piace, diverte, e quindi le altre esigenze
passano in secondo piano. A proposito di consumi, siamo sui
17/18 km/l a fine giornata, non male visto il peso.
Ricordiamo inoltre che sono già disponibili un’infinità
di accessori, dalle borse laterali al cavalletto centrale,
dalle marmitte, alle varie protezioni come paramani, griglia
per il faro, paramotore e tutto ciò che possa far diventare
la Ténéré una moto indistruttibile. Se
poi parliamo del prezzo, visto la qualità del mezzo
e le dotazioni di categoria superiore...ci chiediamo perché
non averne una nel box.
Siete pronti per andare in Africa?
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