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24/6/2009
Moto Guzzi Stelvio 1200 4V NTX: per volare…
in vacanza!
di Fabio Caliendo
Partiamo dalla storia, o meglio, dalla storia del
nome. La sigla NTX non è nuova infatti agli appassionati
della Casa di Mandello del Lario, ma ricorderà l’anno
1986, l’epoca dei grandi viaggi e delle maratone africane,
dove NTX identificava le moto dedicate appunto, alle escursioni.
La Stelvio Standard può già essere identificata
come una moto per i viaggi, i grandi viaggi, ma la nuova NTX
rappresenta un’evoluzione della prima. Si espande così
l’idea e la concezione di moto totale che non solo non
si ferma davanti a nulla, ma che va oltre, in comodità,
divertendo in sicurezza e molto altro ancora.

Moto Guzzi va oltre il solo oggetto. Moto Guzzi è
una filosofia di vita, perché per il guzzista, la moto
è Moto Guzzi, lo dice il nome stesso dell’azienda,
Moto... Guzzi. Non vede altro, non compra altro, non vuole
altro; nei secoli fedele, come l’Arma.
Con questa Stelvio NTX, la Casa dell’Aquila è
andata oltre, perché non accontenta solo i guzzisti
DOC G che cercano una Guzzi, ma anche i motociclisti che cercano
mezzi affidabili, di cui ci si innamora. Moto Guzzi Stelvio
1200 4V NTX, è amore ed avventura.
C’era una volta... (capitolo I)
... una Stelvio. Era il 2007, quando la Moto Guzzi la mise
in produzione. Il disegno del suo corpo era il frutto della
genialità di Marabese: particolare, unica, avanti,
futuristica. Sull’estetica non si discute, troppo personale,
ma di certo appariva come mastodontica quanto colma di identità.
Il suo cuore era un V di 90° di 1200 cc denominato “Quattrovalvole”.
Un muscolo cardiaco potente, generoso, ma che se tanto emozionava
ai medi ed alti regimi, tanto deludeva ai bassi per la scarsa
vivacità. La Stelvio Standard era dunque un’affascinante
Aquila, ma che volava bene solo troppo in alto, mentre rasoterra,
in basso, dove si va a caccia di prede, peccava enormemente.
Oggi vola lontano (capitolo II)
Proseguendo con la storia, si chiude il primo capitolo, e
se ne inizia un secondo, che si chiamerà NTX.
E così all’Aquila per prima cosa si cambiano
il colore delle piume: bella, bellissima questa colorazione
denominata Magnesio. Il bicolore le dona e vuole essere immediatamente
riconoscibile al primo colpo d’occhio. Il cuore, ovvero
il motore è tutto nero, con i coperchi delle teste
color alluminio che richiamano nella medesima tinta telaio,
impianto di scarico, paramotore e forcelle. Nero come il propulsore
invece sono il paramotore, il paracardano (optional), le valige,
i paramani e la sella.

La vista frontale è imponente, ed ai due grandi occhi
di stampo automobilistico si aggiungono i due faretti. Questi
si accendono al manubrio e sul display appare un simbolo.
La qualità percepita è buona, le plastiche sono
di onesta fattura, al pari di comandi e leve. Molto bello
il manubrio, ampio ed assolutamente... defaticante, che sul
lato destro offre il pulsante per escludere l’ABS. Una
moto solida dunque, ben fatta. Una chicca è un piccolo
spazio ricavato alla destra del serbatoio. Si apre elettricamente
con un pulsante al manubrio, e c’è spazio per
metterci anche dei guanti.
Il posteriore è da... TIR, le due borse laterali sono
veramente larghe, ma ben realizzate e solide, peccato che
sfruttino una chiave diversa da quella del blocchetto di sterzo.
Lo scarico è imponente e ben si sposa con la linea
della moto. Utile il maniglione per il passeggero, anche se
si sarebbe potuto fare di meglio a livello di design.
Il parabrezza è regolabile, al pari di leve ai piedi
ed al manubrio e della sella due posizioni.
Si sta comodi, come dicevamo le braccia, ma anche le gambe
sono rilassate e si potrebbero effettuare centinaia e centinaia
di chilometri senza problemi.
La strumentazione è davvero signorile, peccato che
sia poco leggibile, non tanto l’elemento analogico (comunque
migliorabile), ma quanto al display, veramente troppo chiaro
e che soprattutto offre solo tre tacche che indicano la benzina
rimasta (ne servirebbero almeno quattro in totale).
Le ruote sono a raggi, belle, bellissime. In un momento dove
il design propone solo ruote in lega, i raggi hanno ancora
il loro effetto vintage e piacciono forse anche di più
agli appassionati delle enduro stradali.

Ora ha un cuore splendido
Come accennato (troverete un approfondimento nella sezione
di Tecnica N.d.R.) il cuore della Stelvio NTX ha subito importanti
interventi per modificarne le capacità... di volo.
I tecnici della Moto Guzzi sono riusciti a mantenere la stessa
potenza, dotando però il propulsore di bassi corposi,
come giustamente ci si aspetta da un motore di una cubatura
simile.
L’Aquila, una volta sveglia, o se preferite in moto,
ora vibra davvero meno. La coppia di rovesciamento si sente
meno. Se prima da fermi bastava un colpo di gas per sentire
che la moto “cascasse” a destra, ora questa risulta
solo poco più che una sensazione.
Il borbottio al minimo è piacevole, quanto silenzioso.
Inserita la prima scopriamo non solo una frizione discretamente
morbida e modulabile, ma un cambio a punto, che anche se non
è allo standard dei giapponesi, è quantomeno
livellato a quello delle europee. Ora il propulsore ha bassi
corposi, ed ai medi non c’è più quella
spinta quasi imbarazzante che mal si sposa con il tipo di
moto. L’erogazione è dunque ora più lineare,
e nonostante il peso della moto si fa tanta strada. Il sottocoppia
dunque ora c’è e anche con la marcia in più
si esce dalla curva allegri. L’allungo non è
spaventoso, ma è più che sufficiente per prendere
velocità in rettilineo tra una curva e l’altra.
Ora dunque è preferibile passare al rapporto successivo,
piuttosto che insistere con la stessa marcia, anche perché
prossimi al contagiri c’è qualche vibrazione
di troppo.
In sostanza, ora il cuore, o se preferite il propulsore della
Stelvio è veramente maturo, resta solo da migliorare
i fattore consumi.
Le ali giuste per curvare
Veniamo ora alle ali, ovvero alla ciclistica di questa Aquila.
Le sospensioni sono veramente a punto. Filtrano le asperità
e sono ben sostenute quanto si aumenta il ritmo e si va addirittura
oltre, dato che la moto anche se non sembra... vola! E così
ci trova a volteggiare tra le curve, destra e sinistra, con
questo rapace che aggredisce tutto, dai tornanti ai curvoni
veloci, grazie ad un solido telaio che digerisce insieme alle
sospensioni, correzioni all’ultimo istante e piccole
asperità. Le aquile riducono la superficie portante
dell’ala interna, chiudendola leggermente, così
il corpo scivola verso quel lato e cambia direzione, con la
NTX, basta solo fare una leggera pressione sul manubrione
e la moto piega. A questo poi ci si mette anche il pneumatico
posteriore, non più da 180, ma da 150.
In ogni caso, se si arriva un po’ troppo in velocità,
la frenata anteriore è modulabile e potente. L’ABS
è ben tarato e per nulla invasivo. Quanto al posteriore,
rallenta la moto e permette di correggere discretamente la
traiettoria per cercare la corda grazie ad un’ottima
modulabilità.
E vissero tutti felici e contenti!
Concludiamo questa storia con due considerazioni: la prima
è che questa NTX è inaspettatamente agile nonostante
una mole imponente ed una altezza cospicua, la seconda è
che l’Aquila, è tornata a voltare!
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