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Testata giornalistica reg. n°207/2008 del 13/5/2008 c/o Tribunale di Roma
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  MOTO GUZZI STELVIO 1200 4V NTX
 

24/6/2009
Moto Guzzi Stelvio 1200 4V NTX: per volare… in vacanza!
di Fabio Caliendo
Partiamo dalla storia, o meglio, dalla storia del nome. La sigla NTX non è nuova infatti agli appassionati della Casa di Mandello del Lario, ma ricorderà l’anno 1986, l’epoca dei grandi viaggi e delle maratone africane, dove NTX identificava le moto dedicate appunto, alle escursioni.
La Stelvio Standard può già essere identificata come una moto per i viaggi, i grandi viaggi, ma la nuova NTX rappresenta un’evoluzione della prima. Si espande così l’idea e la concezione di moto totale che non solo non si ferma davanti a nulla, ma che va oltre, in comodità, divertendo in sicurezza e molto altro ancora.

Moto Guzzi va oltre il solo oggetto. Moto Guzzi è una filosofia di vita, perché per il guzzista, la moto è Moto Guzzi, lo dice il nome stesso dell’azienda, Moto... Guzzi. Non vede altro, non compra altro, non vuole altro; nei secoli fedele, come l’Arma.
Con questa Stelvio NTX, la Casa dell’Aquila è andata oltre, perché non accontenta solo i guzzisti DOC G che cercano una Guzzi, ma anche i motociclisti che cercano mezzi affidabili, di cui ci si innamora. Moto Guzzi Stelvio 1200 4V NTX, è amore ed avventura.

C’era una volta... (capitolo I)
... una Stelvio. Era il 2007, quando la Moto Guzzi la mise in produzione. Il disegno del suo corpo era il frutto della genialità di Marabese: particolare, unica, avanti, futuristica. Sull’estetica non si discute, troppo personale, ma di certo appariva come mastodontica quanto colma di identità. Il suo cuore era un V di 90° di 1200 cc denominato “Quattrovalvole”. Un muscolo cardiaco potente, generoso, ma che se tanto emozionava ai medi ed alti regimi, tanto deludeva ai bassi per la scarsa vivacità. La Stelvio Standard era dunque un’affascinante Aquila, ma che volava bene solo troppo in alto, mentre rasoterra, in basso, dove si va a caccia di prede, peccava enormemente.

Oggi vola lontano (capitolo II)
Proseguendo con la storia, si chiude il primo capitolo, e se ne inizia un secondo, che si chiamerà NTX.
E così all’Aquila per prima cosa si cambiano il colore delle piume: bella, bellissima questa colorazione denominata Magnesio. Il bicolore le dona e vuole essere immediatamente riconoscibile al primo colpo d’occhio. Il cuore, ovvero il motore è tutto nero, con i coperchi delle teste color alluminio che richiamano nella medesima tinta telaio, impianto di scarico, paramotore e forcelle. Nero come il propulsore invece sono il paramotore, il paracardano (optional), le valige, i paramani e la sella.

La vista frontale è imponente, ed ai due grandi occhi di stampo automobilistico si aggiungono i due faretti. Questi si accendono al manubrio e sul display appare un simbolo. La qualità percepita è buona, le plastiche sono di onesta fattura, al pari di comandi e leve. Molto bello il manubrio, ampio ed assolutamente... defaticante, che sul lato destro offre il pulsante per escludere l’ABS. Una moto solida dunque, ben fatta. Una chicca è un piccolo spazio ricavato alla destra del serbatoio. Si apre elettricamente con un pulsante al manubrio, e c’è spazio per metterci anche dei guanti.
Il posteriore è da... TIR, le due borse laterali sono veramente larghe, ma ben realizzate e solide, peccato che sfruttino una chiave diversa da quella del blocchetto di sterzo. Lo scarico è imponente e ben si sposa con la linea della moto. Utile il maniglione per il passeggero, anche se si sarebbe potuto fare di meglio a livello di design.
Il parabrezza è regolabile, al pari di leve ai piedi ed al manubrio e della sella due posizioni.

Si sta comodi, come dicevamo le braccia, ma anche le gambe sono rilassate e si potrebbero effettuare centinaia e centinaia di chilometri senza problemi.
La strumentazione è davvero signorile, peccato che sia poco leggibile, non tanto l’elemento analogico (comunque migliorabile), ma quanto al display, veramente troppo chiaro e che soprattutto offre solo tre tacche che indicano la benzina rimasta (ne servirebbero almeno quattro in totale).
Le ruote sono a raggi, belle, bellissime. In un momento dove il design propone solo ruote in lega, i raggi hanno ancora il loro effetto vintage e piacciono forse anche di più agli appassionati delle enduro stradali.

Ora ha un cuore splendido
Come accennato (troverete un approfondimento nella sezione di Tecnica N.d.R.) il cuore della Stelvio NTX ha subito importanti interventi per modificarne le capacità... di volo. I tecnici della Moto Guzzi sono riusciti a mantenere la stessa potenza, dotando però il propulsore di bassi corposi, come giustamente ci si aspetta da un motore di una cubatura simile.
L’Aquila, una volta sveglia, o se preferite in moto, ora vibra davvero meno. La coppia di rovesciamento si sente meno. Se prima da fermi bastava un colpo di gas per sentire che la moto “cascasse” a destra, ora questa risulta solo poco più che una sensazione.
Il borbottio al minimo è piacevole, quanto silenzioso.

Inserita la prima scopriamo non solo una frizione discretamente morbida e modulabile, ma un cambio a punto, che anche se non è allo standard dei giapponesi, è quantomeno livellato a quello delle europee. Ora il propulsore ha bassi corposi, ed ai medi non c’è più quella spinta quasi imbarazzante che mal si sposa con il tipo di moto. L’erogazione è dunque ora più lineare, e nonostante il peso della moto si fa tanta strada. Il sottocoppia dunque ora c’è e anche con la marcia in più si esce dalla curva allegri. L’allungo non è spaventoso, ma è più che sufficiente per prendere velocità in rettilineo tra una curva e l’altra.
Ora dunque è preferibile passare al rapporto successivo, piuttosto che insistere con la stessa marcia, anche perché prossimi al contagiri c’è qualche vibrazione di troppo.
In sostanza, ora il cuore, o se preferite il propulsore della Stelvio è veramente maturo, resta solo da migliorare i fattore consumi.

Le ali giuste per curvare
Veniamo ora alle ali, ovvero alla ciclistica di questa Aquila. Le sospensioni sono veramente a punto. Filtrano le asperità e sono ben sostenute quanto si aumenta il ritmo e si va addirittura oltre, dato che la moto anche se non sembra... vola! E così ci trova a volteggiare tra le curve, destra e sinistra, con questo rapace che aggredisce tutto, dai tornanti ai curvoni veloci, grazie ad un solido telaio che digerisce insieme alle sospensioni, correzioni all’ultimo istante e piccole asperità. Le aquile riducono la superficie portante dell’ala interna, chiudendola leggermente, così il corpo scivola verso quel lato e cambia direzione, con la NTX, basta solo fare una leggera pressione sul manubrione e la moto piega. A questo poi ci si mette anche il pneumatico posteriore, non più da 180, ma da 150.
In ogni caso, se si arriva un po’ troppo in velocità, la frenata anteriore è modulabile e potente. L’ABS è ben tarato e per nulla invasivo. Quanto al posteriore, rallenta la moto e permette di correggere discretamente la traiettoria per cercare la corda grazie ad un’ottima modulabilità.

E vissero tutti felici e contenti!
Concludiamo questa storia con due considerazioni: la prima è che questa NTX è inaspettatamente agile nonostante una mole imponente ed una altezza cospicua, la seconda è che l’Aquila, è tornata a voltare!

 

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