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3/6/2009
BMW K1300S: la cometa del desiderio
di Fabio Caliendo
La prima volta che abbiamo ammirato dal vivo la BMW
K1300S, siamo rimasti letteralmente a bocca aperta, ammaliati
da quelle forme armoniose, ma possenti e vigorose. E poi quel
colore così... candido, celestiale: il bianco. Il caso
ha voluto che BMW ci inviasse proprio lei in redazione, la
colorazione bianca, e così girato l’angolo è
lì che ci aspetta, che si fa guardare ed ammirare dai
passanti proprio come una cometa, una cometa tedesca!

Sensazioni, impressioni, intuizioni, sentori, potremmo andare
avanti all’infinito, come l’ellissi di una cometa,
confermate poi, una volta in moto. La Sport-tourer teutonica
prende e poi procede a velocità impressionanti. Certo
non paragonabili a quelle delle comete, che di media possono
raggiungere i 40 Km/s (ovvero 144.000 km/h, ma alcune arrivano
fino a 90 Km/s), ma con le dovute proporzioni riferite ai
mezzi che viaggiano sulla Terra, ci siamo quasi, perché
questa due ruote può raggiungere quasi 280 orari!
Le comete, fatte di sostanze volatili come biossido
di carbonio, metano e acqua ghiacciati (oltre al nucleo in
roccia, polvere e ghiacci d’acqua), lasciano una chioma
ed una coda in prossimità del Sole. K1300S, quando
passa, lascia il ricordo di un oggetto del desiderio per molti
motociclisti che cercano un mezzo veloce con il quale fare
mototurismo a medio e lungo raggio in maniera sicura, veloce
e divertente.
Brilla di luce propria
Da lontana riflette la luce, con quel suo colore bianco. Più
ci si avvicina e più si notano i contrasti, con quel
motore nero e la pancia della carena inferiore della tinta
del primo. Tutto è a spigolo, le feritoie della carena,
il paraspruzzi anteriore, il fanale anteriore, il cupolino,
persino il serbatoio nella parte anteriore è schiacciato
e ha forma ad angolo. Bellissimi gli specchietti con le frecce
integrate, che da lontano formano come delle ali nella vista
anteriore. Questi poi offrono un’ottima visibilità,
senza dover chiudere i gomiti per vedere cosa sta accadendo
dietro. Anche il codone è massiccio, bicolore, visto
che nella parte finale è in plastica porosa ed include
il “nasone”, ovvero il fanale posteriore a LED.
La qualità percepita è alta, le leve al manubrio
sono regolabili, nulla è lasciato al caso. Girata la
chiave ed avviato il check sembra... un albero di natale!
Triangoli, uno giallo, uno rosso, spie e chi più ne
ha più ne metta, ad indicare che il cervellone elettronico
ha controllato che tutti i dispositivi funzionino.

Avviato il motore è pure goduria, anche perché
c’è meno rumorosità meccanica rispetto
a prima. Un suono cupo e rauco fuoriesce dallo scarico e basta
solo sfiorare il comando del gas perché il motore salga
di giri. Saliti in sella si ritrova la stessa posizione che
avevamo trovato sui K1200 precedenti, ovvero le braccia abbastanza
dritte, le gambe piegate il giusto per poter fare forza sulle
pedane, ma senza che le ginocchia si blocchino dopo pochi
chilometri, e la schiena leggermente piegata con le spalle
verso l’anteriore. Insomma una via di mezzo tra la posizione
di una sportiva e quella di una turistica. Il peso da fermi
si sente, c’è poco da fare e spostare la moto
nel parcheggio non è cosa da poco, soprattutto perché
c’è sempre quel carter frizione sullo stinco
destro ad infastidire ogni volta che si mette il piede a terra.
Potenza sempre e comunque
La qualità che spicca di più su questa 1300
è sicuramente l’erogazione del motore, che per
quanto sia potente sempre e comunque in tutto il suo range
di utilizzo, risulta ben gestibile grazie ad una erogazione
quasi elettrica. Sia ben chiaro, la potenza c’è
ed è tanta, ma con “il gas in mano” si
può calibrare ogni singolo cavallo. L’incertezza
di erogazione del vecchio motore intorno ai 3.000 giri è
sparita, ed ora in sesta a 50 orari basta aprire il gas perché
il propulsore porti via, sempre con più vigore con
il salir dei giri. Proprio il fatto che questo motore non
abbia mai la botta di coppia, l’esplosione che mette
in difficoltà, consente di gestirne l’eccezionale
equilibrio. C’è dunque sempre potenza, senza
mai imbarazzare. I sorpassi avvengono in un batter d’occhio,
basta ruotare il comando del gas per vedere la lancetta del
contagiri, ed allo stesso tempo quella del tachimetro, raggiungere
velocità fuori dal Codice della Strada.

C’è il cambio elettronico
Ad incrementare questa sensazione c’è poi il
cambio elettronico (optional). A gas aperto basta toccare
la leva del cambio (a salire di rapporto naturalmente) perché
si passi al rapporto successivo. Più si è alti
di giri ed in accelerazione e questi meglio lavora. L’avambraccio
sinistro dunque ringrazia e dopo qualche chilometro se si
pensa a quante volte si è evitato di tirare la frizione
ci si convince della necessità di questo importante
accessorio, anche perché la frizione, per quanto sia
più morbida della precedente versione, comunque non
è certo di burro.
Vietato slittare in accelerazione (... o quasi!)
ASC, ovvero controllo della trazione. Non è certo una
sigla nuova oramai, né è la prima volta che
lo proviamo su di una BMW. Questo importante sistema di sicurezza
mette veramente una pezza quando serve. L’esuberanza
del motore è dunque tenuta a bada da questo sistema
elettronico di sicurezza. Sull’asciutto funziona eccome,
e sul bagnato l’intervento è una costante se
non si parzializza il gas. Nei punti dove l’asfalto
è tanto scivoloso, quali superfici tipo porfido od
in presenza di sporco eccessivo o umido, la sensazione/reazione
del motore è quella come se pizzicassimo il limitatore.
Si procede, ma con molta, forse troppa lentezza. Vediamo di
analizzare meglio. Se questa taratura va bene nel momento
in cui si è inclinati, e dunque la moto non scappa
via, se si è dritti risulta troppo invasiva. Ci vorrebbe
un sensore dell’inclinazione della moto (cosa che non
manca sul sistema montato sulla nuovissima S1000RR).
Al contrario sull’asciutto la taratura va piuttosto
bene. Interviene quando la moto inizia a scivolare un po’
troppo. E le derapate di gas? Si, si possono leggermente effettuare,
basta avere molta sensibilità sul gas. Centellinando
il gas dunque, la moto slitta leggermente, ed il sistema entra
in funzione quando si esagera. Insomma una bella sicurezza,
soprattutto a livello psicologico. L’apparato dunque
entra veramente in funzione se si da la classica manata sul
gas a moto piegata.
Vietato slittare in frenata
Se parliamo di slittamenti, pensiamo anche alla frenata. Potente
e modulabile, l’unico limite per tirare delle vere e
proprie staccate viene dalla sospensione anteriore che può
andare in crisi se si esagera causando qualche saltellamento
(ma parliamo di situazioni limite). L’impianto è
infaticabile, anche dopo chilometri e chilometri in discesa
dalla montagna non si avverte nessun surriscaldamento. Buono
il posteriore, che rallenta la moto e permette di chiudere
la traiettoria in curva quando serve (sempre con i dovuti
calcoli visto l’alto peso ed il passo molto lungo del
mezzo). L’ABS all’anteriore sull’asciutto
difficilmente entra in funzione. Anche al posteriore non è
invasivo, anche se potrebbe essere perfettibile. Gli impianti
Nissin di Honda restano ancora il riferimento.
In ogni caso, la K1300S frena bene e tanto, consentendo anche
qualche velleità sportiva con ingressi in curva ancora
pinzati.
Ancora elettronica
Chiudiamo il quadro (o forse dovremmo dire spegniamo il PC?)
dell’elettronica con altri due sistemi. Il primo è
l’RDC, ovvero il controllo della pressione dei pneumatici,
una di quelle chicche, come le manopole riscaldabili alle
quali poi ci si affeziona. Questo sistema permette di monitorare
la pressione dei pneumatici e segnala eventuali sgonfiamenti
delle gomme. Il terzo riguarda la ciclistica, ovvero l’ESAII.
Il telaio è rigido, perfetto e la ciclistica è
così sorprendentemente agile nei zig-zag cittadini
(grazie anche ad un discreto raggio di sterzo). Nello stretto,
in montagna, si fatica, la moto va guidata di fisico e con
tecnica, ma se queste due non mancano ci si diverte e tanto.
La K1300S dunque predilige gli spazi ampi, i curvoni, dove
ripaga con una stabilità senza eguali. L’ESAII
funziona alla perfezione. Abbiamo raramente utilizzato la
“mappatura” Sport, perché la moto diventa
molto rigida e ad ogni sconnessione la stabilità viene
a mancare. Al contrario, la mappa Normal è perfetta.
La moto è rigida il giusto, si sente abbastanza bene
cosa succede sotto le ruote e permette di divertirsi in piena
sicurezza. Per quanto riguarda la Soft, aiuta moltissimo quando
in città si attraversano dei punti con il porfido o
l’asfalto sconnesso. Tutto dunque, a portata di un click...
al manubrio.
Foto: cortesia di Ludovica Polverino
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