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16/6/2009
Aprilia Shiver GT 750: la Naked... corretta!
di Fabio Caliendo
Le supersportive sono in calo, il mercato così sentenzia.
Moto con ciclistiche più difficili, motori esasperati.
Divertenti si, è vero, ma sono moto che all’atto
pratico non permettono certo un utilizzo a 360°. La risposta
è dunque nelle naked, moto più facili e comunque
divertenti... ma se ci si vuole spostare in autostrada o comunque
fuori porta con spostamenti veloci e confortevoli?
La risposta si chiama Sport Tourer, o Enduro stradale. Aprilia
per accontentare i mototuristi effettua una mossa tattica,
strategica, ovvero prende la sua naked di punta, la Shiver,
e la dota di un semicupolino, raccogliendo così un’ulteriore
fascia di utenza.
Se fossimo nel mondo del lavoro, potremmo dire che una supersportiva
od un supermotard sta ad un tipo di lavoro… artistico,
creativo, come la sport tourer o l’enduro stradale sta
a quello impiegatizio. L’impiegato sa fare un po’
di tutto, si arrangia e si adatta alle varie richieste…
del capo, proprio come le suddette due categorie.

Shiver GT 750 è dunque questo, una moto poliedrica
che si adatta alle diverse esigenze del pilota. Fa il suo
lavoro onestamente in città, e nella pausa caffè,
ovvero le strade di montagna, rilassa ed allo stesso tempo
diverte se il caffè lo si “corregge” sfruttando
la mappatura Sport. Come se non bastasse poi, se le chiederete
di fare gli straordinari non dirà certo di no, anzi,
vi divertirà tra le curve e lo farà anche modo
egregio.
Curata il giusto
Piace questa Shiver con il cupolino. E’ bella da veder
passare per strada, ed è molto piacevole da vicino.
Il cupolino, e nel nostro caso anche le borse, le donano un
certo appeal e fanno sognare viaggi e fine settimana entusiasmanti.
Non vi aspettate nulla di particolarmente diverso da una Shiver
per quanto riguarda la parte centrale ed il posteriore. Solo
l’anteriore è più completo e fa di questa
due ruote una moto più completa e più appagante
allo sguardo. La qualità costruttiva segue gli standard
Aprilia: buona, ma non eccelsa. Se il cupolino ha dunque una
buona plastica, quella del cockpit (la parte nera per capirsi)
risulta qualitativamente un po’ più scarna. Nel
complesso però, soprattutto se si guarda al prezzo,
altamente competitivo, non si può chiedere di più.
I due vani portaoggetti sono molto comodi, anche se non grandissimi.
Ci entrano piccoli oggetti, un cellulare, ma già una
cartina geografica, anche se ripiegata, fatica a trovar spazio.
Belli i comandi al manubrio, compreso lo stesso, in alluminio.
Completa la strumentazione e di facile lettura. Il difetto
maggiore, se così si può dire, è la mancanza
del cavalletto centrale, che su una moto di questo tipo dovrebbe
essere di serie (è invece optional), comodo per caricare
la moto di bagagli o per avere stabilità quando ci
si ferma in spazi angusti o mal livellati.

Shiver, sono sempre io
Con la GT, non cambia nulla. Ritroviamo il medesimo propulsore
da 750 che ben conosciamo. Pronto all’avviamento, offre
all’orecchio sia da fermi che in accelerazione uno dei
più bei sound sulla piazza in tema di bicilindrici.
Identiche sono le tre mappature disponibili: la Touring è
adatta agli spostamenti urbani ed extraurbani su autostrade
e statali (per abbattere anche i consumi) e la Sport rivela
l’animo… cattivo di questa bella italiana quando
le curve e le salite causano il piacevole effetto sorriso
nel casco. La Rain naturalmente, va usata in caso di fondo
viscido, per rendere il motore più docile e ancora
più trattabile.
La prova della moto si è svolta in montagna, presso
i famosi Quattro Passi, in Trentino-Alto Adige. Qui abbiamo
apprezzato più di tutte la mappatura Sport, dove il
motore si fa più reattivo ed è pronto al gas.
Nei tornantini stretti in salita però, bisogna comunque
“buttare dentro” la prima, altrimenti di seconda
si fatica a salire. Nei tornanti normali invece, in seconda
basta giocare di frizione per avere un po’ più
di spunto.
Ottima l’accelerazione, i cavalli ai medi e soprattutto
agli alti regimi ci sono e si sentono tutti!
La frizione dal comando idraulico, è un burro, morbida
e perfettamente modulabile.
Cupolino, ti adoro!
Veniamo alla cosa più importante di questa Shiver GT
750, nonché scopo principale di questa prova: il cupolino.
Per prima cosa non è regolabile, un vero peccato. Se
da una parte ne guadagna l’estetica, garantendo una
linea più pulita, dall’altra farebbe comodo,
perché il vero viaggiatore rinuncia ad un pizzico di
bell’estetica in favore di più protezione, soprattutto
quando piove.
L’aria sul petto è ben deviata, e solo casco
e spalle sono più interessate da leggere turbolenze.
Rispetto alla Shiver Standard dunque, la differenza c’è
e si sente, soprattutto a velocità autostradale. Si
ha molto meno carico addosso, si viaggia con maggiore comfort
e si fatica meno. Alla lunga questo ripaga, soprattutto a
livello muscolare, schiena, addome e braccia ringraziano.
La moto è così anche più stabile alle
alte velocità, poiché si ha meno “effetto
vela”. Il coefficiente di CX è naturalmente migliore.

Stabile più di prima
La ciclistica è sempre stata ottima per la Shiver.
Stabile, un riferimento tra le medie bicilindriche, grazie
al suo telaio ed a delle forcelle che lavorano veramente bene.
Ora, Shiver GT 750 è ancora migliorata alle alte velocità,
grazie al suo cupolino che le dona più stabilità
in curva. Ci si trova così ad affrontare le curve veloci
più decisi, un plus dunque rispetto alla Standard.
Nei destra-sinistra si conferma un’ottima agilità,
solo la sella è un leggero limite. Spostarsi con il
corpo è infatti un po’ macchinoso, ma l’utente
della Shiver difficilmente chiederà una guida da supersportiva
a questa moto. Promossa allora la ciclistica.
La frenata è rimasta la medesima, sulle prime l’impianto
anteriore è forse sin troppo aggressivo, per poi “stabilizzarsi”
. Ottimo il posteriore, che rallenta senza bloccare (nella
versione senza ABS naturalmente) ed aiuta a chiudere la traiettoria
se si entra troppo forte.
Parliamo proprio dell’ABS, dato che è la prima
volta che lo proviamo su una Shiver. Il funzionamento è
veramente buono e ci sentiamo di consigliare questo importante
aiuto alla frenata. La GT in particolare si rivolge ad un
utenza media non certo sportiva, e dunque ben si sposa con
questa moto. Solo a mezzo quasi fermo e dando il classico
pestone sul pedale del freno, la frenata tende ad allungare,
ma nella guida normale, tiene la moto più stabile in
frenata.
Senza ABS, la Shiver GT 750 è naturalmente più
divertente, perché si può entrare in curva più
cattivi e con il posteriore che scivolando leggermente aiuta
ad inserire la moto, ma questo, lasciamolo a chi compra la
Standard.
Shiver GT 750, un’impiegata modello!
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