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22/6/2007
BMW HP2 “Megamoto”: è bello esagerare
di Fabio Caliendo
Prendete una HP2, dotatela di cerchi da 17 e...no siete fuori
strada, o meglio, l’HP2 è fatta per quello, la
HP2 Megamoto no. E’ un progetto nuovo, una moto che
è concepita per un utilizzo stradale, al piacere di
guida puro su asfalto.
Questo mezzo si propone in una sezione di mercato particolare,
quella dei motard con cilindrate “over”, di 1000
cc, di CV e soprattutto di vagonate di Nm che ti sparano fuori
dalle curve come un proiettile impazzito.

Varano de’ Melegari
Per presentare la nuova Megamoto, in BMW Motorrad hanno ben
pensato di sfruttare una pista a loro ben conosciuta. Qui
si tengono i vari corsi dell’elica, le BMW Riding Academy,
dove i motociclisti possono perfezionare le loro doti di guida.
Si gira in senso antiorario, il rettilineo è cortissimo
(appena 440 m) e non dà fiato al pilota. Tante le curve
a sinistra, poche e larghe le curve a destra. L’asfalto
tiene bene, a patto di non forzare le uscite di curva alle
“S”, dove i pif-paf sono veloci, ma sono causa
di trasferimenti di carico veloci che in uscita, spalancando
il gas, possono portare a pericolosi traversi (noi e non solo,
ne sappiamo qualcosa).
Amore a prima vista
Era la prima volta che la vedevo da vicino. Girato l’angolo,
dietro il prefabbricato, ne ho otto avanti agli occhi e mi
mostrano il loro lato sinistro, con quella marmitta Akrapovic
che fa tanto racing, qui di serie e che non ha bisogno di
presentazioni quanto a prestazioni pure.
Le sovrastrutture sono composte da fiancatine, mascherina
e codone in bianco brillante metallizzato, sella grigia sui
lati e nera al centro e una meravigliosa tinta magnesio per
quanto riguarda il serbatoio incastonato nelle fiancatine
e che richiama la stessa tinta delle teste dei cilindri. Il
telaio a traliccio in acciaio è blu, come i meravigliosi
cerchi che equipaggiano la serie a quattro cilindri “K”
della casa bavarese. Il motore è nero, sospeso (non
funge da telaio come sulle GS) e grazie al colore scuro, riesce
a “snellire” la moto all’occhio. Dettagli
come il parafango anteriore in carbonio e la fascia superiore
del serbatoio dello stesso pregiato materiale, donano un’ulteriore
tocco di sportività. Solo gli specchi retrovisori risultano
un po’ “poveri”. Ma più la guardo
e più mi piace, credo di essermene innamorato!

Confortevolezza BMW
Sembra incredibile come una moto del genere possa essere comoda,
almeno per chi è abituato al genere motard a cui questa
moto appartiene. BMW ha sempre un occhio di riguardo a questo,
un po’ come nel settore auto fa per la serie “M”.
L’esterno ha look cattivo e racing, l’interno,
vede comodi sedili in pelle che non stancano mai. Su questo
mezzo, che potremmo paragonare ad Ercole, i muscoli ci sono.
Le gambe sono piegate il giusto, il sedere si posa comodo
sulla sella, la schiena è dritta e le mani poggiano
bene sul manubrio senza affaticare spalle o avambracci.
Solo i comandi a pedale sono da motard vero: pedane senza
gomma e ben zigrinate, leva del freno larga per lo stivale
da enduro che dona scarsa sensibilità e leva del cambio
senza gommino anch’essa e porosa per non scivolare dallo
stivale nelle cambiate veloci.
Motardista o stradista? Questo è il problema
Avete litigato con vostra moglie o semplicemente vi va di
divertirvi con gli amici in pista? Beh, l’HP2 Megamoto
in pista, ci va eccome e Varano in questo è perfetta,
perché il rettilineo come dicevamo è corto e
consente di scaricare tutte e sei le marce. Alla fine della
corsia dei box abbiamo letto 220 Km\h sullo strumento, roba
da supersportiva quattro cilindri di 600 cc.
L’inserimento in curva è fulmineo, grazie soprattutto
al largo manubrio che consente di fare leva senza fatica e
di sbattere la moto a destra e a sinistra con una facilità
impressionante. In questo ci vengono in aiuto le Michelin
Pilot Power con cui è equipaggiata la moto, che però
dopo 5\6 giri tirati, mostrano i fianchi. Sicuramente con
coperture più tecniche si potrebbe fare di più.
Marzocchi up-side down da 45 all’anteriore e mono Ohlins
che lavora su monobraccio BMW Paralever. Sospensioni impeccabili.
Solo a metà curva, nel punto di corda, quando si lasciano
i freni e si sta per dare gas, l’anteriore saltella
leggermente. Incertezza risolvibile abbassando il posteriore
di qualche mm e quindi aumentando l’interasse.
Ma il problema è, come la guido? E’ presto detto,
come preferisci! Guidandola da motard, basta ricordarsi dei
cilindroni prima di mettere il piede a terra. Braccia larghe,
gomiti alti e suole degli stivali incandescenti che strisciano
a terra. L’ingresso in derapata va un pelo forzato a
causa del peso non certo da monocilindrico, ma alla classica
scalata, quando si tolgono due o tre marce insieme, il posteriore
tende a saltellare e anche “lavorando” di frizione
si sente il bisogno dell’antisaltellamento. Tutto comunque
ben gestibile, basta solo ricordarsi di mettere il piede a
terra sempre o sopra le pedane, pena, scintille infinite della
punta degli stivali su asfalto!
La guida da sportiva invece, dona pieghe più sicure,
stabili. Il ginocchio, nonostante l’altezza della moto
tocca ugualmente. La sella consente i trasferimenti di carico
del pilota sia in latitudine che in longitudine senza che
le articolazioni facciano male dopo pochi giri. Il limite
è quello del manubrio. Essendo tanto largo, non si
possono appoggiare i gomiti sul serbatoio e quando le velocità
aumentano a moto piegata e in piena accelerazione, passando
al rapporto successivo l’anteriore tende a sbacchettare
vistosamente. Tutto rimane però molto gestibile e non
pericoloso, facendo fare comunque strada, a patto di avere
il “pelo sullo stomaco” di mantenere la manopola
del gas aperta.
Potenza, ma ben frenata
Il boxer spinge e molto. Silenzioso di meccanica a moto ferma,
dà l’idea di tranquillità.
Cosa non giusta, la potenza c’è e spinge la Megamoto
da 0 a 100 km\h in soli 3.2”.
Basta ruotare la manopola del gas, snocciolare le marce rapidamente
e godersi la schiena di questo bicilindrico. La “botta”
di potenza si avverte a circa 6.000 giri di strumento e porta
a quota 8.000 in breve tempo, dove oltre, non conviene insistere,
anche se il limitatore stacca 500 giri dopo. Come dicevamo,
si passano i 200 orari. Ma niente paura, due dischi anteriori
flottanti che lavorano con 4 pinze a pistoncini contrapposti,
fermano la HP2 Megamoto in spazi contenuti. Sempre modulabili
e potenti, non hanno mostrato problemi di fading grazie alla
treccia metallica, con un feeling sempre perfetto alla leva.
Freno posteriore onesto, che svolge egregiamente la sua funzione,
anche quando si entra impiccati in curva, basta sfiorare il
pedale e la moto ritrova il punto di corda.
Cambio impeccabile
Il cambio oramai ha raggiunto gli standard giapponesi. Preciso
negli innesti, privo di fastidiosi impuntamenti. Corsa ridotta,
senza mai un rifiuto, anche maltrattandolo senza l’uso
della frizione. Quest’ultima è morbidissima,
modulabile e lavora in perfetta simbiosi con il cambio. Anche
ai bassi regimi le cambiate sono silenziose e prive del classico
“clonk” che trovavamo sui vecchi motori 1150 della
casa dell’elica.
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