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18/4/2008
Suzuki Sixteen: sedici pollici di
libertà
di Alessandra Manieri
“Sixteen”: così è stato chiamato
il nuovo scooter a ruote alte di casa Suzuki, come a voler
mettere subito in chiaro l’animo giovane, pratico e
alla moda della nuova creatura. Ma non vi fate ingannare dal
nome, il Sixteen è uno scooter adatto a tutti e infatti
la cartella stampa tuona: “para todos los públicos”.
O forse il termine Sixteen allude al numero di pollici del
diametro della ruota?
Per il lancio del nuovo prodotto alla stampa internazionale,
la Suzuki ha scelto la Spagna, dove il Sixteen viene prodotto,
e in particolar modo Barcellona, una città cosmopolita,
affascinante e con il più alto numero di mezzi circolanti
a due ruote dopo Roma. Mentre avviene la presentazione sta
già arrivando in distribuzione presso i concessionari
italiani il Sixteen in versione 150 cc e a fine mese sarà
possibile trovare anche la versione 125 cc, per un totale
di circa 10.000 scooter di casa Hamamatsu nel nostro Paese.
Di questi è previsto un 65% del modello di cilindrata
superiore e un 35% di quello di cilindrata inferiore.
Il nuovo scooter è stato pensato per affrontare il
traffico e i disagi delle strade dissestate delle città
e bisogna ammettere che casa Suzuki ha fatto bingo! Il Sixteen
è comodo, maneggevole, equilibrato ed assorbe con nonchalance
le asperità del suolo: insomma, una soluzione quasi
perfetta!
Poco fascino ma tanta funzionalità
Il Sixteen che ci hanno assegnato per il test ride è
la versione in bianco, un gioiellino con la vernice perlata
che luccica al sole. Quando vado per infilare la chiave mi
accorgo che il mezzo, come il “Burgman”, è
dotato di “paratia antimanomissione”.
Si tratta di un sistema studiato per scoraggiare la forzatura
del blocchetto della chiave e consiste in una paratia in acciaio
che scende a coprire la serratura, come una palpebra sull’occhio...La
paratia è inseribile e rimovibile unicamente con la
combinazione magnetica inclusa nella chiave dello scooter.
Insomma, una soluzione sempl ice
e funzionale. Acceso lo scooter la strumentazione offre subito
un dettaglio interessante: un piccolo display digitale posizionato
sotto il contachilometri, indica il numero di km mancanti
all’effettuazione del cambio dell’olio. Pochi
secondi e il numero scompare per lasciare il posto all’orologio.
Dallo stesso dispositivo infatti è possibile anche
leggere l’ora e il chilometraggio parziale. La strumentazione,
in sfondo nero e blu Suzuki, permette una lettura chiara e
rapida.
Lo stile del Sixteen non vanta una fisionomia particolarmente
innovativa: nessun eccesso di design o d’originalità
e le linee ricordano senza ombra di dubbio l’Honda SH.
Risulta poco armonico rispetto alla visione d'insieme del
frontale, il parafango anteriore molto alto rispetto alla
ruota. Il gruppo ottico è costituito da un proiettore
unico, citazione di tutto rispetto del Suzuki GSX-R. Il retro
dello scooter invece ha una linea più godibile, compatta
e affusolata. Sono curate nel dettaglio le pedane retrattili
del passeggero, in alluminio e rivestite in gomma per assorbire
meglio le vibrazioni.
La posizione di guida, testata nel traffico della città
catalana, è comoda e accogliente grazie alla sella
morbida, un ampio spazio per i piedi sulle pedane e i comandi
al manubrio perfettamente a portata di dita. Certo, sull’estremità
la sella diventa più dura ed è poco rastremata,
perciò a lungo andare provoca degli indolenzimenti
all’interno coscia agli scooteristi che come me tendono
ad una seduta avanzata (dato che il mezzo ha un’altezza
da terra di 800 mm).
Percorrendo i viali periferici barcellonesi, meno trafficati,
anche guidando a velocità sostenute lo scooter comunica
l’impressione di stare comodamente seduti in poltrona.
Solo le gambe prendono molto vento, non abbastanza protette
dalle dimensioni rastremate dello scudo.
Prestazioni
brillanti
Il Sixteen si lascia guidare con facilità: è
silenzioso, non vibra ed è molto leggero e maneggevole,
permettendo di affrontare il noioso traffico urbano con agilità
e senza stress. Lo scooter è ben equilibrato, a bassissime
velocità rimane stabile, sempre in piedi senza necessità
di tirare giù la gamba.
L’erogazione è fluida e progressiva, pronto lo
scatto al semaforo e anche la ripresa in mezzo al traffico,
mentre la manopola morbida non affatica mai il polso.
La frenata è l’asso nella manica di questo nuovo
scooter: i tecnici Suzuki ci avevano avvertito sull’efficacia
dei freni a disco di 220 mm sia all’anteriore che al
posteriore, uniti al sistema della frenata combinata. Ebbene,
il risultato è a dir poco eccellente! Ho messo alla
prova l’impianto frenante con un paio di frenate d’emergenza,
ovviamente non in programma: l’arresto è risultato
immediato e senza sorprese, nel senso che lo scooter rimane
attaccato a terra senza scomporsi di una virgola, solo le
sospensioni anteriori affondano un po’.
Quest’ultime svolgono egregiamente il loro lavoro, assorbendo
bene le asperità di tombini e pavè, anche se
il manto stradale barcellonese non mette a dura prova i bikers
come quelle italiane.
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