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17/4/2008
APRILIA SMV 750 Dorsoduro: l’Hypermotard
ha una rivale
di Fabio Caliendo
Le supermotard sono la massima rappresentazione del divertimento.
Aprilia ora offre una gamma completa per quanto riguarda questa
tipologia di moto. Ci sono le SVX 4.5 e 5.5 per l’utente
sportivo, quello che gira in pista la domenica e che ci fa
le gare: vere e proprie moto senza compromessi che garantiscono
il massimo quanto a prestazioni. C’è la monocilindrica
Pegaso 650, una comoda due ruote con la quale si può
girare in città ed affrontare il viaggio anche in coppia,
sicuri che vi porterà ovunque.
Ora però, la Casa di Noale offre anche l’anello
mancante: la SMV Dorsoduro, che si propone come la giusta
via di mezzo. Il massimo del divertimento, prestazioni da
riferimento e la possibilità di digerire anche i maltrattamenti
di una moto da pista: difficile chiedere di più.
In strada è quindi il massimo che ci si possa aspettare
da una due ruote, perché non servono le superpotenze,
ma delle moto che ti stampino il sorriso dentro al casco mentre
le guidi!

Spigoli vivi - La Dorsoduro da ferma sembra
tagliata con il coltello. Gli spigoli vivi si mostrano come
delle lame affilate e donano aggressività alla moto.
La componentistica è da prima della classe: si rimane
affascinati a guardare il telaio ed il forcellone posteriore,
al pari del manubrio con le leve regolabili. la sella porosa
di tipica estrazione racing, i paramani dal design singolare,
gli specchietti differenti dal solito. Tutti particolari che
distinguono la Dorsoduro dalla concorrenza. Si rimane poi
affascinati dalla mascherina anteriore che richiama un casco
da Cavaliere medievale, dove gli occhi sono l’unico
spazio libero. Curatissima la luce di posizione distaccata
dal fanale, una vera chicca.
In sella si sta decisamente dritti. La schiena, come braccia
e gambe sono invece in una posizione naturale.
La sella è larga e si presenta molto comoda. Le pedane
sono zigrinate, come sulle motard da pista vere Il blocchetto
d’accensione è posto sul serbatoio: peccato che
il bullone a brugola che lo tiene fermo non sia molto bello
da vedersi.
Scarichi
da concerto - Inserita la prima basta lasciare la
frizione perché la moto inizi a muoversi. Scegliamo
la mappatura “Touring”, tanto per prendere confidenza
con il mezzo, setup che poi si rivelerà il più
azzeccato. Il rumore allo scarico è bello da sentire,
ma rimaniamo affascinati dal sound dell’aspirazione
ai bassi: tipico del bicilindrico, e cupo da far allontanare
i cavalli che sono rilassati all’esterno delle curve
che percorriamo. Lentamente alziamo il ritmo e la Dorsoduro
diventa via via sempre più facile da portare a spasso.
Nei destra-sinistra in sequenza il manubrio largo fa miracoli.
Facendo pressione all’esterno di questo, la moto cambia
rapidamente la traiettoria, assecondando il pilota.
La stabilità in piega è decisamente buona alla
alte velocità, mentre nei tornantini stretti il peso
si fa appena sentire.
“R” come Relax - A gas chiuso
(come con la Shiver), basta toccare il tasto rosso che da
vita al motore per selezionare la mappa che si preferisce.
Stiamo salendo verso l’alta montagna e l’asfalto
si fa viscido e bagnato. La mappatura “Rain”,
taglia brutalmente il motore della SMV e premette di spalancare
il gas in tutta sicurezza. Il vantaggio, oltre ad essere pratico,
è anche psicologico. Il motore diventa dolce e anche
spalancando il gas la ruota posteriore ha aderenza e permette
al pilota di rilassarsi e concentrarsi sulla ruota anteriore,
sicuro che la posteriore non farà brutti scherzi.
“S”
come Super - Stesso gioco, si chiude il gas e si
agisce sul pulsante rosso. La mappa “Sport” cambia
letteralmente il carattere della moto. Basta sfiorare il gas
perché la Dorsoduro faccia strada. Sui 6.500 giri indicati
il propulsore spara fuori dalle curve con una potenza che
non ci si aspetterebbe, spingendo fino a 9.000 giri indicati.
Più potenza, sarebbe davvero inutile. Il limitatore
“dice basta” cinquecento giri dopo, ma interviene
senza staccare di colpo. Inutile comunque cercare la zona
rossa.
Di sicuro questa mappa richiede pelo sullo stomaco, perché
basta solo sfiorare il gas perché la moto schizzi via.
“T” come… per Tutti -
Solita procedura, e torniamo alla mappatura “Touring”,
di sicuro il giusto compromesso. La potenza in alto è
la medesima della Sport, ma la moto riprende più morbida,
come se ci fosse più effetto volano.
La ripresa dai 60 orari in sesta è abbastanza buona.
Certo c’è qualche vibrazione, ma il propulsore
non rifiuta l’apertura totale del gas. A 130 orari indicati,
si è prossimi ai 6.000 giri\min.
Finalmente ci concentriamo sul mezzo, alziamo il ritmo e scopriamo
che seconda e terza marcia sono i due rapporti che utilizziamo
di più. Le curve vengono affrontate a cannone, senza
che la moto si scomponga. Solo forzando la piega al limite
l’anteriore tende a “chiudere”, anche se
avvisa per tempo ( e comunque toccano prima le pedane).
La frenata è potente e modulabile, basta pinzare un
po’ di più perché la ruota posteriore
inizi a galleggiare. Il freno posteriore lavora bene, rallenta
la moto e permette di chiudere la traiettoria se si è
entrati troppo veloci.

Liscia o Gassata? - La guida che più
ripaga il pilota, è sicuramente quella da ginocchio
a terra, che permette di sfruttare la rigidità del
telaio. Precisa, stabile, la Dorsoduro non fa una piega! Pardon,
le pieghe le fa, diciamo che non batte ciglio.
Se però vi piace apparire, la guida “motard”
è sicuramente la più coreografica: piede a terra
e braccia larghe.
Per inserire la moto in derapata bisogna entrare in curva
molto forte visto che comunque i rapporti sono lunghi. Per
derapare sul tornante bisogna quindi inserire la prima, perché
la seconda non basta. Questo però richiede un discreto
“lavoro di frizione”, visto che l’antisaltellamento
non c’è (è disponibile come optional però).
Innescata la derapata la moto è veramente stabile e
visto il peso non certo da monocilindrica da 100 chili, è
difficile chiedere di meglio.
Sta a voi scegliere, se guidarla da strada (liscia) o da motard
(gassata).
Noi, votiamo per la gassata!
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