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Testata giornalistica reg. n°207/2008 del 13/5/2008 c/o Tribunale di Roma
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EVENTI & W/E 2008 - Rad1 MaxE
Rad1 MaxE 13/15 giugno 2008

Rad1 MaxE: giocare nel fango
di Fabio Caliendo
Enduro: cerca la mula bastarda dove spingi la moto sul maledetto sasso viscido, la radice nascosta dalla foglia che ti fa scartare l’avantreno, il fettucciato da fare a fuoco, il guado profondo dove entri, ma non sai se esci. Moto leggera, massimo 120 Kg, tanti CV per uscire dai “casini”...Ma, siamo sicuri che tutto questo dia soddisfazione? La risposta è si, ma vi occorre il carrello o il furgone! E poi, ci potete andare in vacanza, farvi autostrade, portarvi la vostra donna...con uno di quei mezzi che per vibrazioni e affidabilità vi fanno saltare le otturazioni dei denti?

La soluzione c’è e basta sacrificare un po’ di chili in favore di motori affidabili e che permettono spostamenti lunghi ma soprattutto ovunque: si chiamano dual-sport.
Solitamente sono monociclindriche da circa 600 cc3 o bicilindriche sopra la cilindrata citata che anche solo montando dei pneumatici tassellati permettono di divertirsi in sicurezza a patto di non strafare. E poi, volete mettere la soddisfazione di arrivare in cima alla montagna (anche se con qualche minuto di distacco, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca!) con quasi 200 Kg di moto e guardare il “supertecnico” con moto ultraleggera che deve rifare il pieno perché lui indietro se non fa benzina, non ci torna?

Molti enduristi hanno capito questo concetto e hanno scoperto dopo l’acquisto di una dual-sport, una sorta di “Pandora’s Box”, la famosa scatola magica.

Raduno... da titani!
L’idea degli amici di Rad1 MaxE è di dedicare un vero e proprio raduno a queste moto totali, siano esse mono o bicilindriche. Siamo stati invitati e dal 13 al 15 Giugno in Toscana eravamo presenti al primo raduno Italiano dedicato a queste navi tuttofare. Insomma dove l’asfalto finisce e lo sterrato inizia, queste moto non conoscono ostacoli e lo scopo di questo raduno è stato di premiare chi ha scelto di essere un motociclista che non si ferma davanti a nulla.
Rad1MaxE è organizzato da Erika Mugnai, nome noto nel settore fuoristrada. Erika, con il progetto Stradanova offre corsi e tour guidati in Toscana, un nome, una garanzia.

Infangarsi è bello
Arriviamo la mattina sotto una pioggia battente, e i cinque km di terra battuta ci danno il benvenuto tra pozze di fango e ghiaioni. La location è più che azzeccata, visto che siamo si a Greve del Chianti, ma sulla collina sopra il paese, praticamente dentro la foresta.

E così godendoci la natura, pranziamo e dopo un caffè siamo pronti per il Tour in Fuoristrada. Se gli iscritti al raduno sfiorano le 200 presenze (un ottimo risultato visto l’esordio), al tour, complice il cattivo tempo, partecipano solo circa 40 moto. Partiamo alle tredici esatte sotto la pioggia e dopo un breve trasferimento siamo già tra le colline in mezzo a pozzanghere di fango, sassi viscidi che fanno scartare l’avantreno e l’acqua che si infila negli stivali.

Poco importa, la soddisfazione di fare enduro con queste navi ti lascia il sorriso sotto al casco. Il percorso si alterna tra sottobosco e strade in terra battuta: la prima richiede un minimo di tecnica, perché sassi e pozze con oltre duecento chili di moto richiedono il gas sempre un po’ aperto, mentre le seconde sono belle sia da percorrere in velocità col il posteriore che spazzola la curva in derapata, sia da fare a passo d’uomo godendosi il paesaggio. Se la Toscana è famosa in tutto il mondo per i suoi territori, andando “nel vivo”, nella natura, non possiamo che confermare questa teoria.

I minuti passano, e la pioggia pure, visto che fa la sua comparsa un sole caldo che ci accompagnerà per tutta la giornata. Così i prati e i fiori prendono un colore forte tra l’interruzione di qualche bel casale con pozzo annesso.

Una ragazza scivola e complice il fatto che è un po’ scarna di attrezzatura (leggi scarpe da ginnastica al posto degli stivali), blocca quella che ormai è diventata una piccola carovana. Sono circa venti le moto rimaste e che hanno deciso di proseguire il giro. Le eliche (BMW) e le carotone (KTM) che vanno per la maggiore, con qualche sporadica altra presenza sempre rigorosamente sopra i 150 Kg, devono fermarsi però a prestar soccorso ad una donzella su XT 600. Poco dopo arriva l’ambulanza, una visita all’ospedale sentenzierà una forte contusione alla caviglia. Si riparte, e un cinghiale con i cuccioli, decisamente infangati, ci fa capire quanto bello sia rotolarsi nel fango: infondo, che male c’è ad esser sporchi?

Alle 17 siamo di ritorno, stanchi, ma decisamente soddisfatti. Il fango attaccato sull’attrezzatura consiglia una doccia prima della cena.
Dopo aver visitato gli stand nel parco chiuso ci tuffiamo nel cibo, buono, in abbondanza, e servito da cameriere che fanno venire il torcicollo agli enduristi presenti. Seguono lotteria con premi praticamente per tutti e chiacchierate in amicizia con persone appena conosciute. Magia del tassello...che “lega” gli appassionati come nessuna disciplina motoristica.

Domenica... riposo
Se è stata definita così dai lavoratori, ci sarà un motivo! Così partecipiamo con Erika ad un corso di enduro. Professionale quanto dolce e chiara nello spiegare le cose, porta gli allievi in un piazzale per fare gli esercizi. Posizione di guida in sella, slalom, frenata, curve in contropendenza, non manca nulla.

Erika spiega e rispiega le cose all’infinito con una pazienza di Giobbe. Apprese le tecniche fondamentali, porta i novelli allievi in giro. Qualcuno poggia la moto a terra, ma non è un problema, enduro è anche questo. Tutti sono soddisfatti, e non hanno più paura di mettere le ruote in off.

Le attività sono molteplici, tanto che bisogna selezionare quello che fa per voi. Corsi di primo soccorso, navigazione, road book, guida sicura su strada, manutenzione, settaggio sospensioni...non manca nulla. Pranziamo, dobbiamo salutare i nuovi amici e ci promettiamo di tornare il prossimo anno. Siamo sporchi di fango, stanchi, ma felici e contenti come non mai!

Beneficenza in primis
Probabilmente la cosa più importante del raduno, oltre al fatto di potersi divertire e di imparare qualcosa, è stato l’aver devoluto il ricavato della manifestazione, all’associazione fondata dal rimpianto “cinghiale”, Fabrizio Meoni, dakariano DOC G. Un impegno iniziato dal toscano in favore dei bambini in Africa che ogni giorno muoiono come mosche. Per chi volesse comunque partecipare: www.fabriziomeoni.it

Bilancio del raduno
Organizzare per la prima volta un raduno di carattere nazionale non è cosa facile. Lo staff è stato in gamba. Chiaramente ci sono cose da perfezionare, come la presenza di qualche scopa in più durante la cavalcata presso i bivi, ma alla fine è andato tutto per il meglio.
L’idea di accostare al raduno oltre ai classici tour i corsi compresi nel prezzo, è decisamente ottima, sono in pochi a farlo. Anche chi è a digiuno di fuoristrada può così imparare qualcosa e metterlo subito in pratica.

La sera del sabato come già detto abbiamo mangiato bene e in quantità, e la lotteria è stata ben gestita, perché quasi tutti hanno ricevuto un omaggio. Bell’idea la presenza di Golden Tyre che faceva provare le proprie gomme a titolo gratuito, come anche è stata simpatica l’idea della gara in fettucciato con tanto di premiazione finale.
Paesaggi splendidi, gente affabile e simpatica, sicuramente il prossimo anno ci torneremo.

BMW R1200GS Adventure: ti porto ovunque tu lo desideri
Fatto il pieno di benzina leggiamo sul computer: autonomia residua 500 Km. Questo basta per capire che l’ADV è nata per viaggiare. In autostrada abbiamo percorso 270 Km senza il bisogno di pausa, perché la protezione aerodinamica è totale. Nemmeno quando ha iniziato a pioviccicare abbiamo sentito il bisogno di indossare l’antiacqua. Il limite viene solo dalla rumorosità del tassello, con il quale ovviamente è stata equipaggiata la nostra moto visto il percorso da fare. Questo su asfalto consente nonostante la mole della moto, discrete pieghe, a patto di non forzare troppo sull’anteriore. Parliamo delle Meztler Karoo, un compromesso tra asfalto e terreno.

Terreno, già, bisogna ricordarsi di escludere l’ABS. Il controllo della stabilità (TCS) non è d’aiuto. La moto non procede avanti se l’aderenza è precaria. Al contrario se settato su Sport (S) da una mano a chi di fuoristrada è a completo digiuno. Chiaramente lo abbiamo escluso del tutto, e spazzolare le curve risulta un “gioco” al quale difficilmente si rinuncia. Le sospensioni elettroniche fanno del loro meglio, nonostante il setting su “offroad”, il peso c’è. E’ questo ovviamente il limite della moto. In curva l’avantreno porta fuori e questa cosa può essere contrastata solo...dando gas! Sembrerà assurdo, ma se l’avantreno vi porta verso l’esterno, la curva va chiusa accelerando. Sul sasso viscido o nelle pozzanghere, bisogna avere il fegato di “tenere aperto”. Qualsiasi incertezza della moto, con una buona sgassata salva il salvabile. Vale il detto: se sei incerto, tieni aperto. Il problema è quando ci si pianta, sia salita o fango che sia. La moto pesa e solo giocando con la frizione e con l’ottimo sottocoppia si può provare ad uscire dall’impaccio. I freni sono molto modulabili, ma è inutile cercare la potenza o la staccata: il posteriore tende a scodare anche con il peso del pilota indietro e l’avantreno dice: “non esagerare o andiamo per terra entrambi!”.
GS vi accompagna ovunque, a patto di non chiederle troppo.

 

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