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Rad1 MaxE: giocare nel fango
di Fabio Caliendo
Enduro: cerca la mula bastarda dove spingi la moto sul
maledetto sasso viscido, la radice nascosta dalla foglia che
ti fa scartare l’avantreno, il fettucciato da fare a
fuoco, il guado profondo dove entri, ma non sai se esci. Moto
leggera, massimo 120 Kg, tanti CV per uscire dai “casini”...Ma,
siamo sicuri che tutto questo dia soddisfazione? La risposta
è si, ma vi occorre il carrello o il furgone! E poi,
ci potete andare in vacanza, farvi autostrade, portarvi la
vostra donna...con uno di quei mezzi che per vibrazioni e
affidabilità vi fanno saltare le otturazioni dei denti?

La soluzione c’è e basta sacrificare un po’
di chili in favore di motori affidabili e che permettono spostamenti
lunghi ma soprattutto ovunque: si chiamano dual-sport.
Solitamente sono monociclindriche da circa 600 cc3 o bicilindriche
sopra la cilindrata citata che anche solo montando dei pneumatici
tassellati permettono di divertirsi in sicurezza a patto di
non strafare. E poi, volete mettere la soddisfazione di arrivare
in cima alla montagna (anche se con qualche minuto di distacco,
non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca!)
con quasi 200 Kg di moto e guardare il “supertecnico”
con moto ultraleggera che deve rifare il pieno perché
lui indietro se non fa benzina, non ci torna?

Molti enduristi hanno capito questo concetto e hanno scoperto
dopo l’acquisto di una dual-sport, una sorta di “Pandora’s
Box”, la famosa scatola magica.
Raduno... da titani!
L’idea degli amici di Rad1 MaxE è di dedicare
un vero e proprio raduno a queste moto totali, siano esse
mono o bicilindriche. Siamo stati invitati e dal 13 al 15
Giugno in Toscana eravamo presenti al primo raduno Italiano
dedicato a queste navi tuttofare. Insomma dove l’asfalto
finisce e lo sterrato inizia, queste moto non conoscono ostacoli
e lo scopo di questo raduno è stato di premiare chi
ha scelto di essere un motociclista che non si ferma davanti
a nulla.
Rad1MaxE è organizzato da Erika Mugnai, nome noto nel
settore fuoristrada. Erika, con il progetto Stradanova offre
corsi e tour guidati in Toscana, un nome, una garanzia.
Infangarsi è bello
Arriviamo la mattina sotto una pioggia battente, e i cinque
km di terra battuta ci danno il benvenuto tra pozze di fango
e ghiaioni. La location è più che azzeccata,
visto che siamo si a Greve del Chianti, ma sulla collina sopra
il paese, praticamente dentro la foresta.

E così godendoci la natura, pranziamo e dopo un caffè
siamo pronti per il Tour in Fuoristrada. Se gli iscritti al
raduno sfiorano le 200 presenze (un ottimo risultato visto
l’esordio), al tour, complice il cattivo tempo, partecipano
solo circa 40 moto. Partiamo alle tredici esatte sotto la
pioggia e dopo un breve trasferimento siamo già tra
le colline in mezzo a pozzanghere di fango, sassi viscidi
che fanno scartare l’avantreno e l’acqua che si
infila negli stivali.
Poco importa, la soddisfazione di fare enduro con queste
navi ti lascia il sorriso sotto al casco. Il percorso si alterna
tra sottobosco e strade in terra battuta: la prima richiede
un minimo di tecnica, perché sassi e pozze con oltre
duecento chili di moto richiedono il gas sempre un po’
aperto, mentre le seconde sono belle sia da percorrere in
velocità col il posteriore che spazzola la curva in
derapata, sia da fare a passo d’uomo godendosi il paesaggio.
Se la Toscana è famosa in tutto il mondo per i suoi
territori, andando “nel vivo”, nella natura, non
possiamo che confermare questa teoria.
I
minuti passano, e la pioggia pure, visto che fa la sua comparsa
un sole caldo che ci accompagnerà per tutta la giornata.
Così i prati e i fiori prendono un colore forte tra
l’interruzione di qualche bel casale con pozzo annesso.
Una ragazza scivola e complice il fatto che è un po’
scarna di attrezzatura (leggi scarpe da ginnastica al posto
degli stivali), blocca quella che ormai è diventata
una piccola carovana. Sono circa venti le moto rimaste e che
hanno deciso di proseguire il giro. Le eliche (BMW) e le carotone
(KTM) che vanno per la maggiore, con qualche sporadica altra
presenza sempre rigorosamente sopra i 150 Kg, devono fermarsi
però a prestar soccorso ad una donzella su XT 600.
Poco dopo arriva l’ambulanza, una visita all’ospedale
sentenzierà una forte contusione alla caviglia. Si
riparte, e un cinghiale con i cuccioli, decisamente infangati,
ci fa capire quanto bello sia rotolarsi nel fango: infondo,
che male c’è ad esser sporchi?
Alle 17 siamo di ritorno, stanchi, ma decisamente soddisfatti.
Il fango attaccato sull’attrezzatura consiglia una doccia
prima della cena.
Dopo aver visitato gli stand nel parco chiuso ci tuffiamo
nel cibo, buono, in abbondanza, e servito da cameriere che
fanno venire il torcicollo agli enduristi presenti. Seguono
lotteria con premi praticamente per tutti e chiacchierate
in amicizia con persone appena conosciute. Magia del tassello...che
“lega” gli appassionati come nessuna disciplina
motoristica.
Domenica... riposo
Se è stata definita così dai lavoratori, ci
sarà un motivo! Così partecipiamo con Erika
ad un corso di enduro. Professionale quanto dolce e chiara
nello spiegare le cose, porta gli allievi in un piazzale per
fare gli esercizi. Posizione di guida in sella, slalom, frenata,
curve in contropendenza, non manca nulla.

Erika spiega e rispiega le cose all’infinito con una
pazienza di Giobbe. Apprese le tecniche fondamentali, porta
i novelli allievi in giro. Qualcuno poggia la moto a terra,
ma non è un problema, enduro è anche questo.
Tutti sono soddisfatti, e non hanno più paura di mettere
le ruote in off.
Le attività sono molteplici, tanto che bisogna selezionare
quello che fa per voi. Corsi di primo soccorso, navigazione,
road book, guida sicura su strada, manutenzione, settaggio
sospensioni...non manca nulla. Pranziamo, dobbiamo salutare
i nuovi amici e ci promettiamo di tornare il prossimo anno.
Siamo sporchi di fango, stanchi, ma felici e contenti come
non mai!
Beneficenza in primis
Probabilmente la cosa più importante del raduno, oltre
al fatto di potersi divertire e di imparare qualcosa, è
stato l’aver devoluto il ricavato della manifestazione,
all’associazione fondata dal rimpianto “cinghiale”,
Fabrizio Meoni, dakariano DOC G. Un impegno iniziato dal toscano
in favore dei bambini in Africa che ogni giorno muoiono come
mosche. Per chi volesse comunque partecipare: www.fabriziomeoni.it
Bilancio del raduno
Organizzare per la prima volta un raduno di carattere nazionale
non è cosa facile. Lo staff è stato in gamba.
Chiaramente ci sono cose da perfezionare, come la presenza
di qualche scopa in più durante la cavalcata presso
i bivi, ma alla fine è andato tutto per il meglio.
L’idea di accostare al raduno oltre ai classici tour
i corsi compresi nel prezzo, è decisamente ottima,
sono in pochi a farlo. Anche chi è a digiuno di fuoristrada
può così imparare qualcosa e metterlo subito
in pratica.
La
sera del sabato come già detto abbiamo mangiato bene
e in quantità, e la lotteria è stata ben gestita,
perché quasi tutti hanno ricevuto un omaggio. Bell’idea
la presenza di Golden Tyre che faceva provare le proprie gomme
a titolo gratuito, come anche è stata simpatica l’idea
della gara in fettucciato con tanto di premiazione finale.
Paesaggi splendidi, gente affabile e simpatica, sicuramente
il prossimo anno ci torneremo.
BMW R1200GS Adventure: ti porto ovunque tu lo desideri
Fatto il pieno di benzina leggiamo sul computer: autonomia
residua 500 Km. Questo basta per capire che l’ADV è
nata per viaggiare. In autostrada abbiamo percorso 270 Km
senza il bisogno di pausa, perché la protezione aerodinamica
è totale. Nemmeno quando ha iniziato a pioviccicare
abbiamo sentito il bisogno di indossare l’antiacqua.
Il limite viene solo dalla rumorosità del tassello,
con il quale ovviamente è stata equipaggiata la nostra
moto visto il percorso da fare. Questo su asfalto consente
nonostante la mole della moto, discrete pieghe, a patto di
non forzare troppo sull’anteriore. Parliamo delle Meztler
Karoo, un compromesso tra asfalto e terreno.
Terreno, già, bisogna ricordarsi di escludere l’ABS.
Il controllo della stabilità (TCS) non è d’aiuto.
La moto non procede avanti se l’aderenza è precaria.
Al contrario se settato su Sport (S) da una mano a chi di
fuoristrada è a completo digiuno. Chiaramente lo abbiamo
escluso del tutto, e spazzolare le curve risulta un “gioco”
al quale difficilmente si rinuncia. Le sospensioni elettroniche
fanno del loro meglio, nonostante il setting su “offroad”,
il peso c’è. E’ questo ovviamente il limite
della moto. In curva l’avantreno porta fuori e questa
cosa può essere contrastata solo...dando gas! Sembrerà
assurdo, ma se l’avantreno vi porta verso l’esterno,
la curva va chiusa accelerando. Sul sasso viscido o nelle
pozzanghere, bisogna avere il fegato di “tenere aperto”.
Qualsiasi incertezza della moto, con una buona sgassata salva
il salvabile. Vale il detto: se sei incerto, tieni aperto.
Il problema è quando ci si pianta, sia salita o fango
che sia. La moto pesa e solo giocando con la frizione e con
l’ottimo sottocoppia si può provare ad uscire
dall’impaccio. I freni sono molto modulabili, ma è
inutile cercare la potenza o la staccata: il posteriore tende
a scodare anche con il peso del pilota indietro e l’avantreno
dice: “non esagerare o andiamo per terra entrambi!”.
GS vi accompagna ovunque, a patto di non chiederle troppo.
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